Chi ti credi di essere?
Sei solo un rettangolo fatto di vetro, alluminio, silicio, rame, litio e qualche altra diavoleria che probabilmente non saprei nemmeno nominare.
Non montarti la testa.
Lo so che ti credi indispensabile.
Ti portiamo ovunque.
A tavola.
A letto.
In bagno.
In fila alle poste.
Persino quando andiamo a fare una passeggiata, perché evidentemente passeggiare senza guardarti ogni tre minuti è diventato troppo ambizioso.
E se ti dimentichiamo a casa, torniamo indietro a prenderti.
A costo di perdere il treno.
Di arrivare in ritardo.
Di fare inversione a metà strada come se avessimo dimenticato un figlio.
Ma possiamo ancora vivere senza di te.
Davvero.
Magari siamo diventati troppo pigri per ricordare come si fa.
Ma possiamo spegnerti.
Basta un gesto.
Pace.
Silenzio.
Nessuna notifica.
Nessun bip.
Nessuna vibrazione.
Nessuno che ha bisogno di noi proprio adesso.
Vedi?
È stato semplice.
Ora sei muto.
Sei sordo.
E, soprattutto, per qualche minuto non sei tu a decidere dove guardo io.
Mi guardo intorno.
E scopro che il mondo è ancora lì.
Un albero.
Una finestra illuminata.
Una persona che passa.
Un cane che annusa qualcosa con una concentrazione che noi umani abbiamo ormai riservato alle password dimenticate.
Cose che prima non notavo.
Tu sei in tasca.
Se mi servi, posso riaccenderti.
Ma per ora no.
Se qualcuno mi cerca, aspetterà.
Non molto, eh.
Non facciamoci prendere dall'entusiasmo.
Un'ora.
Facciamo due.
Dopotutto, potrei anche sopravvivere.
E magari, nel frattempo, potrei scoprire di non aver bisogno di sapere cosa è successo negli ultimi novanta minuti su Internet.
Ecco.
Te lo dicevo.
Chi ti credi di essere?
Sei solo un rettangolo di vetro, metallo e circuiti.
Un oggetto.
Molto comodo, per carità.
Molto utile.
Ma il mondo è più grande dei tuoi pochi centimetri quadrati.
Sei solo un telefono.
Sullo stesso filo...
Perché non riesci a staccarti dallo smartphone (e non è colpa tua)
Quando la troppa tecnologia stroppia

Comments
Post a Comment