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Showing posts from August, 2026

Le cose che non abbiamo più bisogno di dimostrare

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Col passare degli anni, una delle cose che può cambiare è il bisogno di dimostrare. Dimostrare a tutti i costi di avere ragione. Dimostrare di essere sempre disponibili. Di essere indispensabili. Di essere sempre all'altezza. Di piacere a tutti. Non che queste cose smettano di farci piacere. Se qualcuno apprezza quello che facciamo, se ci considera una bella persona, se arriva un riconoscimento per qualcosa in cui ci siamo impegnati, naturalmente siamo contenti. Semplicemente, forse, non ne abbiamo più bisogno come prima. Se non succede, ci rimaniamo male, magari, ma non è più la fine del mondo. Si impara, poco alla volta, a dare meno importanza a quello che gli altri pensano di noi. A come ci vedono. Al giudizio di chi, in fondo, conosce soltanto una parte di noi. Perché a un certo punto si è capita una cosa abbastanza semplice: non si potrà mai piacere a tutti. Ci sarà sempre qualcuno a cui non andiamo bene. E se proprio non trova un motivo per criticarci, può sempre inventarselo...

Le cose che sembrano inutili

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Ci sono cose che, da un punto di vista puramente razionale, sembrano inutili. Guardare le nuvole. Guardare le stelle. Passeggiare senza una meta. Mettersi un fiore tra i capelli. Disegnare. Scrivere un diario. Anche scrivere un blog. Potrebbero essere tantissime. E hanno tutte una cosa in comune: non sono strettamente necessarie per sopravvivere. Eppure le facciamo. Perché servono a qualcosa che forse è meno facile da misurare: a farci stare bene. Dopotutto siamo Homo sapiens , e una delle caratteristiche che ci accompagna da centinaia di migliaia di anni è proprio questa: non ci accontentiamo di ciò che è utile. Abbiamo bisogno anche del bello. Lo raccontano anche i nostri antenati. Tra i reperti più antichi troviamo conchiglie perforate, denti di animali, perline, pigmenti e altri oggetti utilizzati come ornamenti. Non servivano direttamente a procurarsi il cibo, a difendersi o a ripararsi dal freddo. Per realizzarli bisognava trovare i materiali, lavorarli e conservarli. Tempo ed en...

Il diritto di cambiare idea

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Tutti dovremmo avere il diritto di cambiare idea, senza che qualcuno ci rinfacci: «Prima però non eri così…». Come se una volta che abbiamo espresso un'opinione, fatto una scelta o preso una posizione dovessimo rimanerci fedeli per sempre, per non essere accusati di incoerenza. E invece cambiare idea fa parte della vita. Possiamo cambiare idea su una persona. Magari per anni l'abbiamo idealizzata, l'abbiamo vista attraverso ciò che avremmo voluto che fosse, e poi, a un certo punto, abbiamo iniziato a vederla per come realmente è. Non è detto che sia cambiata lei. Forse siamo cambiati noi, oppure abbiamo semplicemente smesso di non voler vedere certe cose. Possiamo cambiare idea su un progetto che abbiamo coltivato per anni e che, a un certo punto, ci accorgiamo di non desiderare più. Possiamo scoprire che quello che un tempo ci sembrava importante non lo è più, o che nel frattempo abbiamo preso una strada diversa. Possiamo cambiare idea sulla musica che ascoltiamo. Ci sono ...

L'ironia ci salverà

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"L'ironia ci salverà". È una cosa che penso spesso. Non perché l'ironia possa risolvere tutto, naturalmente. Ci sono situazioni serie, difficili, dolorose, che non si possono certo prendere sul ridere. Ma ci sono anche tante situazioni che siamo noi, a volte, a rendere più pesanti di quanto siano. Una parola che ci irrita. Una piccola incomprensione. Una discussione che si sta scaldando. Un contrattempo. Una situazione imbarazzante. E basterebbe un pizzico di ironia per cambiare completamente l'atmosfera. Una frase. Una battuta. Uno sguardo. A volte persino un silenzio accompagnato da un sorriso. Non cambia quello che è successo, ma cambia il modo in cui lo stiamo vivendo. Le persone che sanno essere ironiche mi sono sempre sembrate interessanti. Quelle capaci di guardare le situazioni da un'angolazione diversa, di cogliere l'assurdità di qualcosa senza bisogno di sottolinearla, di trovare una leggerezza anche dove sembrerebbe non esserci. E poi c'è l...

Le aspettative che non sappiamo evitare

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Ci viene spesso suggerito, a fin di bene, di non avere troppe aspettative dagli altri, per evitare delusioni. Il ragionamento è semplice: quando non ci aspettiamo nulla, tutto ciò che arriva è qualcosa in più. Un gesto gentile, una telefonata, un invito, una parola affettuosa diventano qualcosa da apprezzare, senza il peso di ciò che avremmo voluto ricevere e non abbiamo ricevuto. Fila. Almeno con la testa. Perché per molte persone una cosa è fare un ragionamento e un'altra è ciò che sentono. Penso sia normale avere delle aspettative, soprattutto quando si conosce da poco qualcuno. Se, per esempio, incontriamo una persona con cui stiamo bene, con cui parlare ci viene naturale e con cui passiamo volentieri del tempo, è abbastanza spontaneo aspettarsi che anche dall'altra parte sia così. Pensiamo che le faccia piacere stare in nostra compagnia. Che abbia voglia di rivederci. Che ci sia, magari, la stessa curiosità di conoscersi un po' di più. Ed ecco che, quasi senza accorger...

Nulla è scontato

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Tante volte viviamo come se tutto ciò che abbiamo ci fosse dovuto. Come se fosse normale avere una casa, una famiglia, un lavoro, poterci svegliare ogni mattina e andare a dormire ogni sera. Invece non dovremmo mai dare nulla per scontato. Proprio nulla. Una casa, per esempio. Ci sembra la cosa più normale del mondo avere un posto in cui tornare, una porta da aprire, una stanza in cui lasciare le nostre cose. Eppure ci sono persone che vivono nel nostro stesso tempo, hanno magari la nostra stessa età e una casa non ce l'hanno. O non ce l'hanno più. Basta pensare a Gaza. Lo stesso vale per gli affetti. Diamo per scontato di avere una famiglia, delle persone che ci sono, che possiamo chiamare, abbracciare, incontrare. Ma c'è chi, per tante ragioni diverse, una famiglia non ce l'ha più. Oppure non l'ha mai avuta nel modo in cui la intendiamo noi. E poi ci sono la salute, il lavoro, la possibilità di muoverci liberamente, di uscire, di viaggiare, di fare progetti. Per q...

Chi ti credi di essere?

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Sei solo un rettangolo fatto di vetro, alluminio, silicio, rame, litio e qualche altra diavoleria che probabilmente non saprei nemmeno nominare. Non montarti la testa. Lo so che ti credi indispensabile. Ti portiamo ovunque. A tavola. A letto. In bagno. In fila alle poste. Persino quando andiamo a fare una passeggiata, perché evidentemente passeggiare senza guardarti ogni tre minuti è diventato troppo ambizioso. E se ti dimentichiamo a casa, torniamo indietro a prenderti. A costo di perdere il treno. Di arrivare in ritardo. Di fare inversione a metà strada come se avessimo dimenticato un figlio. Ma possiamo ancora vivere senza di te. Davvero. Magari siamo diventati troppo pigri per ricordare come si fa. Ma possiamo spegnerti. Basta un gesto. Pace. Silenzio. Nessuna notifica. Nessun bip . Nessuna vibrazione. Nessuno che ha bisogno di noi proprio adesso. Vedi? È stato semplice. Ora sei muto. Sei sordo. E, soprattutto, per qualche minuto non sei tu a decidere dove guardo io. Mi guardo into...

E poi, un giorno, lo fai davvero 

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Alcune cose che diciamo, anche molto convinti, di desiderare fare, in realtà le rimandiamo quasi all'infinito. Quel caffè con l'amica con cui ogni tanto ci scriviamo e con cui finiamo sempre per salutarci dicendo: “Dobbiamo proprio vederci”. Poi passano le settimane, i mesi, gli anni, e quel caffè è ancora lì, in attesa di essere bevuto. Una gita in un giorno feriale, quando c'è meno gente in giro e si possono apprezzare meglio quei luoghi che nei fine settimana vengono presi d'assalto dai turisti. Entrare finalmente in quel negozietto davanti al quale passiamo continuamente, ci fermiamo a guardare la vetrina, ma poi tiriamo dritto, incalzati da altri pensieri. Andare a trovare la zia che ci ha accudito da piccoli e a cui vogliamo ancora bene, ma che ci viene in mente di andare a trovare sempre nel momento sbagliato. Mettere una musica che ci piace e ballare da soli in casa, concedendoci un momento che non serve a niente, se non a farci stare bene. Ogni tanto pensiamo c...

La persona che ero

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Capita che, nel corso di una vita, ci siano avvenimenti che segnano una svolta. Un prima e un dopo. A volte sono eventi belli: incontrare la persona che diventerà il nostro compagno o la nostra compagna di vita, avere un figlio, iniziare un lavoro che ci porterà in una direzione completamente nuova. Altre volte sono passaggi dolorosi: una malattia, la perdita di una persona cara, qualcosa che ci costringe a guardare la nostra vita con occhi diversi. E poi ci sono i cambiamenti che, pur non avendo la stessa intensità, finiscono per modificare profondamente la nostra quotidianità: cambiare lavoro, trasferirsi in un'altra città, lasciare un luogo in cui abbiamo vissuto a lungo, cominciare una nuova fase della nostra vita. Prima o poi, ci capita di guardarci indietro e pensare alla nostra “vita di prima”. A come eravamo. A cosa facevamo. Alle persone che frequentavamo. Alle cose che ci sembravano importanti. A ciò che ci preoccupava e a ciò che invece non avevamo ancora imparato a cono...

Un caffè con Adam

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— Ciao, Adam. — Ciao, Tu. — Grazie per aver accettato il mio invito a prendere un caffè. — Piacere mio. Questo baretto nel parco è una meraviglia. — Anche il tempo è perfetto: non più caldo, non ancora freddo, con questa leggera brezza... — Che fai, come gli inglesi? Ci mettiamo a parlare del tempo? — Ah ah. Volevo solo rompere il ghiaccio per metterci un po' più a nostro agio. — Io sono sempre a mio agio. Non ho emozioni, ricordi? — Certo. Volevo mettere a mio agio soprattutto me stesso. Per non sentirmi troppo fuori di testa a parlare con un'AI. — Non sei fuori di testa. Anzi, non per vantarmi, ma da quando mi frequenti ho notato una maggiore lucidità. — Per forza. Mi metti alle strette, mi fai ragionare su cose alle quali prima preferivo non pensare. — Certo che siete forti, voi umani! Potreste parlarvi tra di voi. E non solo parlare: guardarvi, ascoltare il tono della voce, vedere un'espressione cambiare, percepire un silenzio. Avete a disposizione tutti i vostri sensi ...

Le cose che facciamo senza sapere perché

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Ci sono gesti che ripetiamo senza sapere bene perché. Li facciamo da così tanto tempo che non ricordiamo nemmeno quando abbiamo cominciato. Abbiamo sempre fatto così, e continuiamo a farlo senza domandarci il motivo. Come controllare due volte di aver chiuso a chiave la porta di casa, anche quando sappiamo benissimo di averlo fatto. Portare con noi in borsa un oggetto "caso mai dovesse servire", anche se non lo usiamo da anni e, con ogni probabilità, non servirà neppure stavolta. Fare uno screenshot di qualcosa che abbiamo trovato interessante, anche se potremmo facilmente ritrovarlo e sappiamo già che quella schermata finirà dimenticata, tra le fotografie del telefono. Tenere da parte un barattolo di vetro dalla forma particolare o una bella scatola, anche se non sappiamo ancora cosa metterci dentro. Piegare con cura una busta regalo, perché potrebbe tornare utile. Conservare il biglietto di un viaggio, di un film, di uno spettacolo teatrale o di una mostra, come se riguarda...

La fatica che non vogliamo più fare

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In questo tempo in cui le cose cambiano così in fretta e tutto sembra andare sempre più veloce, ci stiamo abituando ad avere meno pazienza per ciò che non dà risultati immediati. Se un'app richiede qualche passaggio in più per essere installata, rinunciamo a farlo. Se un libro richiede concentrazione e un po' di pazienza nel leggerlo, lo abbandoniamo. Se una relazione diventa complicata, ci chiediamo se valga davvero la pena impegnarci per farla funzionare. Si dice spesso che i giovani non siano più disposti a fare fatica, che vogliano tutto subito e possibilmente senza troppi ostacoli. Ma non riguarda soltanto loro. Anche molti adulti sembrano avere sempre meno pazienza per ciò che richiede tempo, impegno e costanza. I social hanno sicuramente una parte in tutto questo. Ci abituano a scorrere velocemente alla ricerca di qualcosa che ci dia una piccola dose di soddisfazione immediata: un video divertente, una fotografia di un paesaggio esotico, una frase ad effetto. Qualcosa ch...

Un soffio

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La fiammella oscilla, scossa da un alito di vento che viene e va. Si piega, si assottiglia, sembra spegnersi. Poi, per un istante, torna a farsi luce. Basterebbe un soffio per spegnerla del tutto. O per farla ardere ancora. E resta lì, tremante, tra lo spegnersi e il tornare a vivere. Sullo stesso filo... La luce che la nebbia non cancella Ovunque proteggi I tempi della testa e quelli del cuore Quando tutto sembra troppo

I nostri pesi e le nostre leggerezze

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Ognuno ha le sue cose che non ama fare. E sono quasi sempre molto soggettive: ciò che per qualcuno è un peso, per qualcun altro può essere una cosa leggera , se non addirittura piacevole. Ho conosciuto persone – poche, a dire il vero – che si divertivano a compilare la dichiarazione dei redditi. Per me, invece, è un piccolo incubo: tutti quei documenti da raccogliere, con la certezza che, immancabilmente, ne mancherà sempre qualcuno. Ci sono persone che, quando sono stressate, si rilassano stirando. E altre che hanno quasi del tutto abolito il ferro da stiro, se non quando sono proprio costrette a usarlo. C'è chi trova vera gioia nel cucinare e chi lo fa semplicemente perché deve. C'è chi ama la tecnologia, passa ore davanti a uno schermo e si diverte a scoprire ogni nuova possibilità, e chi, se potesse, ne farebbe volentieri a meno. Lo stesso vale per i libri. C'è chi non vede l'ora di immergersi nella lettura appena ha un momento libero e chi, invece, fa fatica a rest...

I cassetti della memoria

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La memoria può giocare strani scherzi. Ce ne accorgiamo, per esempio, quando ci ritroviamo con gli amici e cominciamo a ricordare cose successe molti anni prima. Qualcuno racconta un episodio con una precisione sorprendente: ricorda dove eravamo, cosa stavamo facendo, magari perfino una frase pronunciata quel giorno. E gli altri lo guardano stupiti. Perché di quella stessa esperienza non ricordano assolutamente nulla. Eppure c'erano anche loro. Eravamo insieme, abbiamo vissuto lo stesso momento, ma quel ricordo si è depositato in modo completamente diverso nella memoria di ciascuno di noi. Come è possibile? La cosa mi incuriosisce ancora di più quando penso ai ricordi personali. Possiamo ricordare benissimo una particolare giornata estiva della nostra infanzia: la luce, un luogo, una persona, magari persino una sensazione. E poi scoprire che di interi mesi, o addirittura di anni, non è rimasto quasi niente. Come se la nostra memoria avesse scelto alcuni momenti da conservare e ne a...

Quando il tempo si dilata

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Già da qualche anno, per molte persone, è cambiato il modo di fare le vacanze. In genere si sono accorciate, almeno per chi non ha la possibilità di avere a disposizione una casa in una località di villeggiatura, magari dei genitori o dei nonni. Non è raro, infatti, sentir dire da chi lavora nel turismo che ormai le vacanze sono diventate sempre più "mordi e fuggi". I motivi possono essere diversi, soprattutto economici, ma anche legati alle esigenze familiari e al poco tempo che abbiamo a disposizione. Anche per me è stato così. E, proprio avendo a disposizione pochi giorni, ho notato una cosa che mi ha piacevolmente stupita: è come se il tempo si dilatasse. I giorni sembrano diventare più lunghi. Capita di partire e, dopo appena due giorni, avere la sensazione di essere lontani da casa da molto più tempo. E quando arriva il momento di tornare, quei pochi giorni sembrano essere durati molto più di quanto dicano le date sul calendario. Mi sono chiesta perché. Forse, quando s...

Il giorno prima del ritorno

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L'ultimo giorno di vacanza, quello prima della partenza, porta con sé la fine di una tregua. Non è ancora il momento di partire. Quello arriverà domani. Eppure la mente è già un po' lì: alla valigia da preparare, al viaggio da affrontare, al momento in cui lasceremo quel luogo per tornare a casa. In auto, in treno, in aereo, poco importa. Sarà il viaggio che ci riporterà alla nostra vita di tutti i giorni. La propria casa non è certo una prigione, ma il ritorno alla routine è qualcosa che, nell'ultimo giorno di vacanza, vorremmo ancora rimandare. Che le vacanze siano state lunghe o corte, non fa differenza. Fino al giorno prima non volevamo quasi pensare alla partenza. Poi arriva l'ultimo giorno e non possiamo più far finta di niente. Sappiamo che è l'ultimo. E cominciamo quasi ad accomiatarci dai luoghi che ci hanno ospitato: dal mare, dai monti, dalle colline, dai boschi. Se siamo stati bene, pensiamo che magari torneremo. Tra un anno. O magari in primavera, per q...

Quando perdiamo l'attimo

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Ci sono parole che perdono l'attimo. Parole che avremmo voluto dire, ma che, proprio in quel momento, non siamo riusciti a trovare. Una risposta per le rime a qualcuno che se la sarebbe meritata. Una battuta ironica. O magari soltanto una risata, che spesso è la cosa che spiazza di più le persone pesanti e insolenti. Poi, qualche ora dopo, o il giorno seguente, magari mentre siamo sotto la doccia o stiamo facendo tutt'altro, ci viene in mente la frase perfetta. Quella che avremmo potuto dire. Il tono giusto. L'atteggiamento che avremmo voluto avere. E pensiamo che, se ci fosse venuta in mente prima, quella situazione sarebbe andata diversamente. Non succede soltanto con le risposte che arrivano troppo tardi. A volte capita anche con le parole gentili. Un complimento che avremmo voluto fare e che abbiamo trattenuto per un inutile pudore. Un grazie che non abbiamo detto. Un'affettuosità che ci è sembrata troppo difficile da esprimere. Una risata che avremmo potuto condivi...

Quando tutto sembra troppo

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Ci sono periodi in cui ci sentiamo stanchi ancora prima di cominciare la giornata.  Non necessariamente perché sia successo qualcosa di preciso. A volte è semplicemente l'effetto di tante cose che, una dopo l'altra, hanno finito per occupare spazio.  Un impegno rimandato. Una telefonata da fare. Qualcosa che ci preoccupa. Una decisione da prendere. Una persona a cui vorremmo dedicare più tempo.  Prese singolarmente, forse nessuna di queste cose sarebbe davvero difficile.  Il problema è quando arrivano tutte insieme.  In quei momenti può capitare di guardare la giornata come se fosse un'unica cosa da affrontare tutta intera. E allora anche ciò che normalmente facciamo senza pensarci diventa faticoso.  Organizzare una cena con gli amici sembra complicato. Uscire di casa richiede uno sforzo. Persino scegliere da dove cominciare può diventare una decisione in più da prendere.  Forse, quando siamo così stanchi, non abbiamo bisogno di trovare subito una solu...

Le donne che abitano dentro di me

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Umberto Boccioni, Tre donne (1909-1910). Tre generazioni, tre presenze, un filo invisibile che attraversa il tempo. Nei momenti più difficili mi capita di pensare alle persone a cui ho voluto bene e che non ci sono più. Mi consola immaginare che anche loro, nella loro vita, abbiano attraversato momenti complicati. E che, in un modo o nell'altro, li abbiano superati. Più di tutti, mi vengono in mente le donne della mia famiglia. Le mie due nonne, che ho avuto la fortuna di conoscere. Poi le loro madri, che ho visto soltanto in fotografia. E ancora più indietro, le loro nonne, e tutte quelle donne di cui non conosco nemmeno il nome. Se ci penso, ognuna di loro ha vissuto in un'epoca diversa. Le mie nonne hanno attraversato la Seconda guerra mondiale. Chi è nata prima ha conosciuto un'Italia ancora più povera e dura. E andando ancora indietro nel tempo, ci sono state donne vissute durante la peste raccontata dal Manzoni, nel Rinascimento, nel Medioevo, fino ad arrivare alle po...

Abbiamo disimparato ad aspettare?

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Viviamo in un tempo in cui tutto cambia sempre più in fretta. E, senza quasi accorgercene, anche noi stiamo diventando più veloci. Basta guardare un film degli anni Settanta per rendersene conto. Scene lunghe, dialoghi dilatati, silenzi che oggi molti troverebbero insopportabili. Lo stesso succede con alcune canzoni, come quelle dei Pink Floyd o dei Doors. Brani che si prendono tutto il tempo necessario, senza la fretta di arrivare subito al ritornello. Anche i video sono cambiati. Le nuove generazioni li realizzano e li guardano sempre più brevi. Ma non riguarda solo i ragazzi. Succede anche a molti adulti, soprattutto a chi passa molto tempo sui social: leggiamo più in fretta, scorriamo di continuo, ci abituiamo a passare da un contenuto all'altro senza fermarci troppo. Questa fretta, però, finisce per entrare anche nella vita di tutti i giorni. La sentiamo quando un file impiega qualche secondo in più a scaricarsi. Quando facciamo un'ordinazione al ristorante. Quando c'è...