Nulla è scontato


Donna vista di spalle davanti a una grande finestra, in una stanza luminosa, mentre si ferma a guardare il tranquillo paesaggio urbano fuori.

Tante volte viviamo come se tutto ciò che abbiamo ci fosse dovuto.

Come se fosse normale avere una casa, una famiglia, un lavoro, poterci svegliare ogni mattina e andare a dormire ogni sera.

Invece non dovremmo mai dare nulla per scontato.

Proprio nulla.

Una casa, per esempio.

Ci sembra la cosa più normale del mondo avere un posto in cui tornare, una porta da aprire, una stanza in cui lasciare le nostre cose.

Eppure ci sono persone che vivono nel nostro stesso tempo, hanno magari la nostra stessa età e una casa non ce l'hanno. O non ce l'hanno più.

Basta pensare a Gaza.

Lo stesso vale per gli affetti.

Diamo per scontato di avere una famiglia, delle persone che ci sono, che possiamo chiamare, abbracciare, incontrare. Ma c'è chi, per tante ragioni diverse, una famiglia non ce l'ha più. Oppure non l'ha mai avuta nel modo in cui la intendiamo noi.

E poi ci sono la salute, il lavoro, la possibilità di muoverci liberamente, di uscire, di viaggiare, di fare progetti.

Per qualcuno sono certezze.

Per qualcun altro no.

E se ci fermiamo a pensarci, probabilmente ognuno di noi può trovare qualcosa che considera normale e che, invece, normale non è affatto.

Poi c'è la vita.

Quella sì: se mi stai leggendo, ce l'hai.

Hai avuto la possibilità di svegliarti questa mattina.

Di aprire gli occhi.

Di guardare fuori dalla finestra.

Di vedere il mondo, sentire i rumori, respirare, muoverti, immergerti ancora una volta in tutto ciò che ti circonda.

Sarebbe bello riuscire a vivere ogni risveglio con un po' di quello stupore che abbiamo davanti alle cose straordinarie.

Perché, in fondo, svegliarsi e scoprire di esserci ancora è una cosa straordinaria.

E forse anche la sera potremmo ricordarcene.

Prima di addormentarci, fermarci un momento a pensare al giorno appena trascorso. Non necessariamente perché sia stato bello o facile, ma semplicemente perché c'è stato.

Un altro giorno di vita.

Un giorno che non tornerà.

Invece siamo spesso troppo presi dai nostri crucci per coltivare lo stupore.

Ci arrabbiamo per qualcosa che tra qualche mese forse non ricorderemo nemmeno più.

Ci preoccupiamo per problemi che magari si risolveranno da soli, o che comunque non meritano tutta l'energia che gli stiamo dedicando.

Lasciamo che piccole cose occupino uno spazio enorme nella nostra mente, fino a farci dimenticare tutto il resto.

Non significa che i problemi non esistano o che dovremmo fingere che vada sempre tutto bene.

Significa soltanto che, qualche volta, potremmo alzare lo sguardo.

Guardare ciò che c'è, oltre ciò che manca.

E accorgerci che molte delle cose che consideriamo normali sono, in realtà, piccoli privilegi quotidiani.

La casa in cui torniamo.

La persona che possiamo ancora chiamare.

Il lavoro che ci aspetta domani.

La luce che entra dalla finestra.

Il corpo che ci permette di alzarci dal letto.

E soprattutto questo giorno.

Un giorno che non tornerà, e che proprio per questo merita di essere vissuto con un po' più di stupore e di gratitudine.


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