Le aspettative che non sappiamo evitare


Due tazze di ceramica su un tavolo di legno illuminato dalla luce naturale della finestra: una è piena di caffè, l'altra accanto è completamente vuota.

Ci viene spesso suggerito, a fin di bene, di non avere troppe aspettative dagli altri, per evitare delusioni.

Il ragionamento è semplice: quando non ci aspettiamo nulla, tutto ciò che arriva è qualcosa in più. Un gesto gentile, una telefonata, un invito, una parola affettuosa diventano qualcosa da apprezzare, senza il peso di ciò che avremmo voluto ricevere e non abbiamo ricevuto.

Fila.

Almeno con la testa.

Perché per molte persone una cosa è fare un ragionamento e un'altra è ciò che sentono.

Penso sia normale avere delle aspettative, soprattutto quando si conosce da poco qualcuno.

Se, per esempio, incontriamo una persona con cui stiamo bene, con cui parlare ci viene naturale e con cui passiamo volentieri del tempo, è abbastanza spontaneo aspettarsi che anche dall'altra parte sia così.

Pensiamo che le faccia piacere stare in nostra compagnia.

Che abbia voglia di rivederci.

Che ci sia, magari, la stessa curiosità di conoscersi un po' di più.

Ed ecco che, quasi senza accorgercene, è nata un'aspettativa.

Potrà essere soddisfatta oppure no.

Se non verremo ricambiati, probabilmente ci resteremo male.

Ma in questo caso c'è anche una cosa importante da ricordare: se conosciamo ancora poco quella persona, non potevamo sapere come sarebbero andate le cose.

Un'aspettativa, in fondo, nasce anche da ciò che speriamo possa accadere.

E non sempre ciò che speriamo coincide con la realtà.

Diverso è quando una persona la conosciamo da molto tempo.

A quel punto, almeno in teoria, dovremmo avere imparato a conoscerla.

Sappiamo come reagisce.

Sappiamo quanto è disponibile, quanto è presente, quanto possiamo contare su di lei.

Abbiamo già visto certi comportamenti, magari più di una volta.

Eppure capita di aspettarci ancora qualcosa di diverso.

Non perché non abbiamo capito.

Forse proprio perché abbiamo capito benissimo.

Sappiamo come quella persona è, ma continuiamo a sperare che, almeno questa volta, faccia qualcosa di diverso.

Che ci sorprenda.

Che si accorga di ciò che ci serve senza che glielo chiediamo.

Che trovi quelle parole che avremmo voluto sentirci dire.

Che faccia quel gesto che, in fondo, aspettiamo da tempo.

E quando non succede, ci rimaniamo male ancora una volta.

Come se ogni volta fosse una sorpresa, nonostante tutte le volte precedenti.

Forse è qui che il discorso sulle aspettative diventa più complicato.

Perché non sempre il problema è aspettarsi troppo dagli altri.

A volte il problema è aspettarsi qualcosa da qualcuno che ci ha già mostrato di non poterci dare quella cosa.

E allora ci troviamo davanti a una scelta tutt'altro che semplice.

Possiamo continuare a sperare che prima o poi cambi.

Oppure possiamo accettare che quella persona è così.

Accettarlo, però, non significa necessariamente approvare il suo comportamento o smettere di volerle bene.

Significa riconoscere la realtà per quella che è, invece di continuare a confrontarla con ciò che vorremmo che fosse.

Forse una parte delle nostre delusioni nasce proprio da qui: non dal fatto che non conosciamo gli altri, ma dal fatto che facciamo fatica ad accettare ciò che abbiamo già capito di loro.

E qualche volta, per stare meglio, non abbiamo bisogno di smettere di aspettarci qualcosa dagli altri.

Abbiamo bisogno di imparare da chi possiamo aspettarcelo.


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