I cassetti della memoria


Cassetto socchiuso di un mobile antico in legno, illuminato da una luce naturale calda. All’interno si intravedono vecchie fotografie, lettere ingiallite, fazzoletti di stoffa e altri piccoli oggetti.

La memoria può giocare strani scherzi.

Ce ne accorgiamo, per esempio, quando ci ritroviamo con gli amici e cominciamo a ricordare cose successe molti anni prima.

Qualcuno racconta un episodio con una precisione sorprendente: ricorda dove eravamo, cosa stavamo facendo, magari perfino una frase pronunciata quel giorno.

E gli altri lo guardano stupiti.

Perché di quella stessa esperienza non ricordano assolutamente nulla.

Eppure c'erano anche loro.

Eravamo insieme, abbiamo vissuto lo stesso momento, ma quel ricordo si è depositato in modo completamente diverso nella memoria di ciascuno di noi.

Come è possibile?

La cosa mi incuriosisce ancora di più quando penso ai ricordi personali.

Possiamo ricordare benissimo una particolare giornata estiva della nostra infanzia: la luce, un luogo, una persona, magari persino una sensazione.

E poi scoprire che di interi mesi, o addirittura di anni, non è rimasto quasi niente.

Come se la nostra memoria avesse scelto alcuni momenti da conservare e ne avesse lasciati andare moltissimi altri.

Forse tendiamo a dimenticare ciò che si ripete e a ricordare ciò che, per qualche ragione, si è distinto dal resto.

Un avvenimento particolare.

Un'emozione molto forte.

Una persona.

Un luogo.

Un dettaglio apparentemente insignificante.

Ma non è sempre così.

A volte basta una frase ascoltata per caso, una canzone, un profumo, un'immagine o un gesto per aprire improvvisamente un cassetto della mente che credevamo vuoto.

E da quel cassetto può riemergere qualcosa che non ricordavamo più di ricordare.

Un episodio lontanissimo.

Un volto.

Una voce.

Un pomeriggio qualunque.

E per qualche istante ci sembra quasi di tornare lì.

È una delle cose che trovo più sorprendenti della memoria: non sappiamo davvero che cosa abbiamo dimenticato.

Forse alcuni ricordi non sono scomparsi del tutto.

Sono soltanto rimasti in silenzio, da qualche parte dentro di noi, in attesa di qualcosa che li faccia riaffiorare.

E ogni tanto un piccolo dettaglio trova la chiave giusta.

Apre un cassetto che non sapevamo nemmeno di avere.

E ci restituisce, per un istante, qualcosa che pensavamo di aver perso per sempre.


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