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Showing posts from 2026

Turning 21

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Vorrei dirti qualcosa senza retorica, con parole semplici, quelle che mi vengono dal cuore. Ammiro il tuo coraggio, la tua determinazione e quella forza che è forse più grande di quanto tu stessa riesca a vedere. Siamo vicine nei giorni belli e in quelli un po' meno belli. E tu, fin da piccola, hai sempre saputo leggermi anche senza bisogno di parole. Scherzando, ti dicevo che eri un radar. E in fondo è vero. Sai cogliere uno sguardo, una sfumatura, un tono di voce diverso. Ti accorgi di quello che a volte non riesco nemmeno a dire. Forse anche troppo, qualche volta. Hai compiuto 21 anni e mi rendo conto che sei proprio grande. Non soltanto perché sei cresciuta, ma perché stai diventando sempre più capace di scegliere la tua strada e di prendere in mano la tua vita. Io, intanto, sto imparando pian piano a fare un passo indietro, a lasciarti lo spazio per decidere, provare, sbagliare e trovare la tua direzione. Non è sempre facile, sai? Nella mia testa so che è giusto, ma poi, ogni ...

Quello che conta davvero

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Una frase alla Pieve di Romena Ci sono momenti in cui qualcosa succede e, quasi senza volerlo, cambia la proporzione delle cose. Ci accorgiamo che, alla fine, quello che conta davvero sono poche persone. Quelle più care, quelle che sentiamo vicine e che, nei momenti difficili, diventano ancora più importanti. E anche le cose che contano davvero, forse, sono poche. Tante di quelle che abbiamo, che acquistiamo, che sistemiamo, che conserviamo con tanta attenzione, in realtà hanno un'importanza molto relativa. Lo sappiamo anche nei periodi in cui tutto va bene, ma non sempre ce ne rendiamo conto fino in fondo. Poi arriva un imprevisto. Un problema, una preoccupazione, qualcosa che non avevamo previsto e che, per un po', sposta l'attenzione da tutto il resto. E allora può capitare di accorgerci che alcune delle cose che fino al giorno prima sembravano importanti improvvisamente non lo sono più. Una casa da sistemare, qualcosa che volevamo comprare, un progetto che ci sembrava ...

Restare, senza aggiustare

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Abbiamo tutti bisogno di momenti di leggerezza, soprattutto quando attraversiamo periodi impegnativi, in cui le preoccupazioni e le difficoltà sembrano occupare ogni spazio. Non tutti, però, troviamo sollievo nelle stesse cose. C'è chi ha bisogno di distrarsi, di parlare d'altro, di ridere anche solo per qualche minuto. E chi, invece, in certi momenti, non riesce proprio a distogliere la mente da ciò che lo preoccupa. Questo può anche essere motivo di incomprensioni, soprattutto quando cerchiamo di aiutare qualcuno a cui vogliamo bene. Mi è capitato, vedendo una persona cara attraversare un periodo un po' difficile, di cercare di rendere più leggero il suo stato d'animo. Le raccontavo qualcosa di buffo che mi era successo, qualche aneddoto divertente, cercando di portare un po' di spensieratezza in un momento che sapevo essere pesante. Il mio tentativo, però, non ha funzionato. Pur accorgendomi che apprezzava il mio impegno, mi sono resa conto che quella persona non...

Non tutto deve insegnarci qualcosa

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Siamo abituati a cercare sempre un significato in quello che ci succede. Una difficoltà dovrebbe renderci più forti, un errore dovrebbe insegnarci qualcosa, un cambiamento dovrebbe portarci da qualche parte. Come se ogni esperienza, anche la più faticosa, dovesse necessariamente lasciare qualcosa di positivo. È un po' come un compito che ci assegniamo da soli, forse per convincerci che almeno non sia stato tutto inutile, che tanta fatica, in un modo o nell'altro, sia servita a qualcosa. Una sorta di riscatto, quasi la necessità di trovare un lieto fine anche quando le cose non sono andate come avremmo voluto. Peccato che non sempre sia così. Ci sono difficoltà che non ci rendono più forti, ma ci stancano, a volte fino a sfinirci. Ci sono errori dai quali non riusciamo a ricavare alcun insegnamento, se non la consapevolezza che, in quel momento, non siamo stati capaci di fare meglio. E può capitare che il peso di ciò che è successo continui a rimanere sulle nostre spalle, senza ...

Ognuno ha i suoi tempi

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Il tempo, se vissuto nel modo sbagliato, può complicarci parecchio la vita. Succede quando decidiamo, o lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, che una determinata cosa debba assolutamente accadere entro un certo momento. Ci sono, naturalmente, scadenze che devono essere rispettate. Impegni, appuntamenti, responsabilità che non possiamo rimandare a nostro piacimento. Ma non tutto nella vita può essere racchiuso in un calendario. A volte siamo proprio noi a stabilire delle scadenze rigide, per noi stessi e per gli altri, finendo per creare pressioni che rendono più faticosi anche passaggi che, altrimenti, potrebbero avvenire in modo più naturale. Pensiamo, per esempio, ai bambini. A una certa età dovrebbero riuscire a fare a meno del ciuccio. A un certo punto dovrebbero imparare ad andare in bicicletta senza rotelle. Tutte conquiste importanti per la loro crescita, ma che possono arrivare in momenti diversi per ciascun bambino, magari non coincidenti con quelli che hanno in men...

Quelle ore che non bastano

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Certe giornate vorrei che durassero 48 ore. Quando si lavora, si hanno mille cose da fare e magari anche qualche preoccupazione per la testa, il tempo sembra non bastare mai. È mattina, ed è già sera. Inizia una nuova settimana e, quasi senza accorgercene, è già venerdì. Poi arriva il weekend, che sembra cominciare appena un attimo prima di finire. E così passano le settimane, i mesi, gli anni. Con qualche parentesi di vacanza, le ferie estive e quelle invernali, magari qualche giorno libero durante l'anno. Piccole interruzioni nella routine, che aspettiamo con impazienza e che, quando arrivano, sembrano durare sempre troppo poco. A volte mi chiedo come sia possibile che il tempo passi così in fretta. Le giornate sono piene, spesso fin troppo, eppure alla sera rimane la sensazione di non essere riusciti a fare tutto quello che avremmo voluto. Ci sono sempre cose rimandate, impegni da recuperare, pensieri che non siamo riusciti nemmeno a mettere in ordine. Forse è anche per questo c...

I luoghi che ci rimangono dentro

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Ci sono fasi della vita che iniziano e che, prima o poi, arrivano a una conclusione. Lasciare la casa in cui siamo cresciuti con i nostri genitori per andare a vivere da soli o con qualcun altro. Cambiare lavoro. Avere un figlio. Sono passaggi importanti, che segnano l'inizio di qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, la fine di ciò che c'era prima. E da lì si aprono tante altre parentesi, ognuna con i suoi inizi e le sue conclusioni. Il primo giorno alla scuola dell'infanzia di un figlio. E poi l'ultimo. Tutti gli altri primi e ultimi giorni delle successive tappe scolastiche, fino a quando arriva il momento di salutare definitivamente quel mondo. Ma non ci sono soltanto la scuola e il lavoro. Ci sono anche le attività che entrano a far parte della nostra quotidianità: il nuoto, il tennis, un corso di chitarra o qualsiasi altra passione che, per un periodo, accompagna le nostre giornate. E, insieme a ciascuna di queste esperienze, nascono piccole abitudini che finiscon...

Quella stanza che apriamo di rado

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C'è qualcosa di cui di solito non parlo, forse perché temo che agli altri non faccia piacere sentirne parlare. E magari anche per una certa scaramanzia. Eppure, ogni tanto, mi trovo a riflettere sulla fugacità della vita. Quando si è più giovani, credo che sia difficile pensarci davvero. Sappiamo che non vivremo per sempre, naturalmente, ma è qualcosa che rimane sullo sfondo. Una certezza lontana, che non sembra riguardarci da vicino. Poi può capitare di fare i conti con la mancanza di qualcuno che se ne va troppo presto. Per me è stato quando è mancato mio zio più giovane, che aveva solo sedici anni più di me. Era lo zio che, quando ero bambina, mi caricava sulla canna della bicicletta e mi portava a fare dei giri, a trovare i suoi amici. A me sembravano grandissimi, quegli amici. In realtà erano solo dei ragazzi. Ricordo quella distanza che c'era allora tra il mondo dei bambini e quello degli adulti. Per me mio zio apparteneva a quest'ultimo, a quel mondo di persone grand...

Quando non c’è più nulla da spiegare

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Ci sono momenti in cui le parole non arrivano. O forse arrivano, ma ci rendiamo conto che non servono più. Non vale la pena ribadire un concetto già espresso, ripetere per l'ennesima volta le nostre ragioni o insistere su qualcosa che abbiamo già cercato di spiegare. A volte perché sembra di avere di fronte un muro. Altre perché, semplicemente, non abbiamo più le energie per continuare. Quello che dovevamo dire lo abbiamo già detto. Magari anche argomentato a sufficienza, cercando di trovare le parole giuste, di farci capire, di spiegare il nostro punto di vista nel modo più chiaro possibile. Eppure, nonostante gli sforzi, non sempre riusciamo a ottenere ciò che speravamo. Vorremmo che il nostro interlocutore comprendesse le nostre ragioni. Che ci venisse incontro, magari anche solo un po'. Che riuscisse a guardare la situazione da una prospettiva diversa dalla propria. Ma può succedere che l'altra persona resti saldamente ancorata alle sue convinzioni, come se nulla di ciò...

Il mito dell'efficienza

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Conosco persone che, per quanto riguarda le cose pratiche, sembrano avere una marcia in più. Se c'è la possibilità di ottenere un rimborso, si attivano immediatamente. Si informano, recuperano i documenti necessari, compilano moduli, seguono le procedure e fanno tutto quello che serve per riuscire a portare a casa quei soldi. Se si rompe qualcosa in casa, diventa una priorità assoluta ripararlo o sostituirlo nel più breve tempo possibile. E le scadenze? Vengono affrontate con largo anticipo, possibilmente senza arrivare mai all'ultimo momento. Insomma, persone sempre sul pezzo. E, bisogna riconoscerlo, sono tutte qualità apprezzabili. C'è una certa soddisfazione nel riuscire a risparmiare, nel vedere che tutto funziona, che ogni cosa è al suo posto e che non ci sono pendenze da sistemare. Per alcune persone, occuparsi di queste incombenze non è nemmeno particolarmente faticoso. Anzi, può essere fonte di gratificazione. Richiede comunque tempo, attenzione ed energia, ma il r...

Quando la bolla scoppia

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Capita, dopo essere stati immersi a lungo in qualcosa — la lettura di un libro, la visione di un film, oppure semplicemente dopo aver passato molto tempo sul telefono — di riemergere con una certa fatica. Come se per un po' fossimo stati altrove. C'è un momento iniziale di straniamento in cui facciamo quasi fatica a tornare nel mondo dei vivi. Si stava bene, dopotutto, nella bolla che ci eravamo creati. Una piccola parentesi in cui ci siamo sottratti, almeno per un po', ai problemi reali, alle cose che ci pesano, a tutto quello che ci aspetta fuori. Poi la bolla scoppia. E quello che avevamo lasciato fuori torna. Tutto insieme. Magari non è cambiato nulla nel frattempo. I problemi sono ancora lì, le cose da fare sono ancora lì, le situazioni che ci preoccupano non hanno improvvisamente trovato una soluzione mentre noi eravamo distratti da un romanzo o da un film. Eppure, dopo essere stati per un po' dentro quella parentesi, ritrovarsele davanti tutte insieme può sembrar...

Quel che sarà

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Il futuro, a volte, appare così incerto da fare quasi paura. Paura di non riuscire a superare una prova, un ostacolo, una situazione che non si è ancora definita. Può capitare di sentirsi in una sorta di limbo. Il non sapere cosa succederà ci tiene in tensione. Una parte di noi spera che andrà tutto bene, mentre un'altra teme che non ne verrà fuori nulla di buono. E ci sentiamo lì, in mezzo. Come al centro di una strada, in una posizione scomoda e per nulla sicura, senza sapere da quale parte arriverà la prossima cosa. Se ci pensiamo razionalmente, però, c'è una cosa che non possiamo sapere: che tutto andrà male. Non abbiamo questa certezza. Certo, non è per niente facile restare nel dubbio. Quando una situazione ci coinvolge davvero, non sapere ancora come andrà non la rende più semplice da attraversare. Eppure c'è qualcosa che, qualche volta, mi aiuta a guardare un po' più lontano. Il momento in cui ci troviamo adesso , per quanto possa sembrarci sospeso e interminabi...

Benedire. Dire bene.

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Possa la via crescere con te possa il vento essere alle tue spalle possa il sole scaldare il tuo viso possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano.  Prenditi tempo per amare, perché questo è il privilegio che Dio ti dà.  Prenditi tempo per essere amabile, perché questo è il cammino della felicità.  Prenditi tempo per ridere, perché il sorriso è la musica dell’anima.  Prenditi tempo per amare con molta tenerezza, perché la vita è troppo corta per essere egoisti. La benedizione di Romena , che nasce dall’unione di una preghiera irlandese con una uruguayana. Forse è proprio questo, in fondo, il significato più semplice della parola benedire : dire bene. Dire parole buone, ma anche desiderare il bene di qualcuno. Augurargli che la sua strada possa essere buona, che possa trovare luce, amore, serenità e forza per andare avanti. Benedire qualcuno significa, in qualche modo, dirgli: voglio il tuo bene. Ed è curioso pensare che, in fondo, è proprio questo che diciamo anche qua...

Tra il dire e il fare

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Ci sono situazioni in cui, nel profondo di noi stessi, sappiamo benissimo cosa sarebbe meglio fare per noi. Quando frequentiamo una persona con la quale non stiamo bene. Magari non perché sia cattiva, ma semplicemente perché non va bene per noi. Quando ci ritroviamo in un contesto che crea una tensione che sentiamo quasi insostenibile. Quando continuiamo a dire sì a qualcosa che ci pesa, anche se vorremmo imparare a mettere dei confini e a dire di no. In situazioni come queste, e in molte altre, spesso sappiamo già cosa sarebbe meglio fare. A volte lo sappiamo molto bene. E non è soltanto la nostra parte razionale a dircelo. Anche il corpo, qualche volta, sembra avere le idee molto chiare. Ci sono situazioni che ci provocano una tensione continua, un senso di inquietudine, difficoltà a dormire. A volte persino sintomi fisici molto evidenti, come la nausea. E magari lo diciamo anche agli altri. Agli amici più vicini, alle persone di cui ci fidiamo. Diciamo che vorremmo cambiare. Che vo...

Fai quello che puoi

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Di tanto in tanto mi capita di leggere in rete una frase di Sant'Agostino: «Fai quello che puoi e chiedi quello che non puoi, ed Egli farà in modo che tu possa.» La frase deriva da un passo del De natura et gratia e il testo latino è: «Deus impossibilia non iubet, sed iubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et adiuvat ut possis.» La traduzione letterale è: «Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ti esorta sia a fare quello che puoi, sia a chiedere quello che non puoi, e ti aiuta affinché tu possa.» È chiaro che chi ha fede può ritrovare in queste parole un significato più ampio. Ma, al di là del significato che queste parole hanno per chi crede, c'è in esse qualcosa che può parlare a tutti: «Fai quello che puoi.» «Faccio quello che posso. I miracoli non li so ancora fare.» Ci sarà capitato sicuramente di dirlo o di sentirlo dire. Perché ci sono situazioni in cui possiamo impegnarci quanto vogliamo, ma il risultato non dipende soltanto da noi. D...

Quando le cose prendono un'altra strada

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Quando qualcosa non va nel verso giusto, viene naturale cercare di rimetterla sulla strada che avevamo immaginato. Ci si impegna, si fanno progetti, si elaborano strategie. Si cerca di capire cosa fare, quale strada prendere, quale soluzione trovare. Chi ha fede, prega e si affida a Qualcuno più grande di noi. E tutto questo ha senso. Ci sono momenti in cui non possiamo fare altro che provare a cambiare le cose, per quanto è nelle nostre possibilità. A volte, però, le cose non si raddrizzano. Almeno non nel modo in cui avevamo pensato noi. E può capitare che, proprio quando una strada sembra non portare da nessuna parte, se ne apra un'altra. Una via che non avevamo previsto. Non sempre è così, naturalmente. Ma qualche volta quella strada inaspettata può riservare delle sorprese. Una soluzione che non avevamo considerato. Un'occasione arrivata da dove non ce l'aspettavamo. Una possibilità che, mentre eravamo concentrati sul modo in cui volevamo che andassero le cose, non riu...

«Andiamo avanti»

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C'è una frase che sento ripetere spesso dalle persone anziane, ma non solo da loro, quando chiedo come stanno: «Andiamo avanti.» A seconda di come viene detta, può sembrare una frase rassegnata. Quasi un modo per dire: siamo qui, le cose sono quelle che sono, e bisogna tirare avanti. Eppure, a me quelle due parole sembrano avere anche un altro significato. Perché, al di là di tutto — delle fatiche, delle delusioni, della stanchezza, delle cose che non sono andate come avremmo voluto — noi andiamo avanti. Continuiamo a muoverci. Facciamo un altro passo. Ci alziamo la mattina e ricominciamo. A volte senza sapere bene dove stiamo andando. A volte senza avere nemmeno tanta voglia di andarci. Ma andiamo. Forse perché, in fondo, non vogliamo fermarci. Non vogliamo arrenderci. E nemmeno tornare indietro. Vogliamo ancora vedere cosa c'è un po' più avanti. Come quando in montagna si cammina su un sentiero che non si conosce ancora e non si sa cosa ci aspetti più avanti. E allora dec...

Certi cieli di settembre

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Il cielo di settembre finalmente respira. Senza più il caldo torrido che appesantiva le giornate, l'aria si fa lieve e anche i pensieri tornano leggeri. Camminano sotto questo cielo, lenti e senza meta, come nuvole bianche che pascolano pigre in campi d'azzurro. Distese eteree dove anche il tempo sembra rallentare. Sullo stesso filo... È sera. Ed è mattina. Dove cade il nostro sguardo La bellezza dell’ordinario Resta l’incanto

La stessa cosa, un'altra storia

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Mi colpisce sempre vedere come, davanti alla stessa situazione o alla stessa persona, si possa reagire in modo completamente diverso. Capita, per esempio, quando tra ex compagni di scuola si finisce a parlare di un insegnante. C'è chi ne conserva un ricordo bellissimo. E chi, invece, ricorda soprattutto i suoi lati più spigolosi. Magari era una persona severa. E quella severità, per qualcuno, era stata un problema. Per qualcun altro, invece, quasi non era stata notata. Forse perché era cresciuto in una famiglia in cui le persone adulte erano abituate a essere severe. Oppure perché aveva imparato presto a non dare troppo peso a quel modo di comportarsi. E così, a distanza di anni, due persone che hanno avuto lo stesso insegnante possono raccontare due persone quasi diverse. Uno può ricordarlo come quello che lo aveva incoraggiato, che gli aveva fatto amare una materia, che aveva creduto in lui. L'altro può ricordarlo come quello che lo metteva in soggezione, che lo rimproverava ...

Nulla dura per sempre

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Ci sono cose che sembra non si risolvano mai. Succede nella vita lavorativa, ma anche in quella personale. Complicazioni, impicci, situazioni da cui sembra di non riuscire a uscire. Si fa un passo avanti e, proprio quando sembra di averne fatto uno, se ne fanno due indietro, perché spunta fuori un altro problema che non avevamo previsto. E allora arriva lo scoramento. Oppure la rabbia. Quanto meno, la frustrazione. E non si vede l'ora di togliersi di torno quel grattacapo. Quello che mi consola, in queste circostanze, è pensare che nulla dura per sempre. Prima o poi, in un modo o nell'altro, anche quella situazione finirà. Non necessariamente come avremmo voluto o nel modo che avevamo immaginato. Ma finirà. E trovo curioso quello che succede dopo. A volte basta anche poco tempo e ciò che ci aveva dato tanto pensiero comincia a perdere consistenza. Non è che ce ne dimentichiamo. Sappiamo che è successo. Ricordiamo le preoccupazioni, le discussioni, le notti in cui ci abbiamo pen...