Non tutto deve insegnarci qualcosa


Un quaderno aperto su un tavolo di legno, con le pagine bianche e un portamatite sullo sfondo, illuminato dalla luce naturale di una stanza tranquilla.


Siamo abituati a cercare sempre un significato in quello che ci succede.

Una difficoltà dovrebbe renderci più forti, un errore dovrebbe insegnarci qualcosa, un cambiamento dovrebbe portarci da qualche parte.

Come se ogni esperienza, anche la più faticosa, dovesse necessariamente lasciare qualcosa di positivo.

È un po' come un compito che ci assegniamo da soli, forse per convincerci che almeno non sia stato tutto inutile, che tanta fatica, in un modo o nell'altro, sia servita a qualcosa.

Una sorta di riscatto, quasi la necessità di trovare un lieto fine anche quando le cose non sono andate come avremmo voluto.

Peccato che non sempre sia così.

Ci sono difficoltà che non ci rendono più forti, ma ci stancano, a volte fino a sfinirci.

Ci sono errori dai quali non riusciamo a ricavare alcun insegnamento, se non la consapevolezza che, in quel momento, non siamo stati capaci di fare meglio. E può capitare che il peso di ciò che è successo continui a rimanere sulle nostre spalle, senza che si riesca a trasformarlo in qualcosa di diverso.

Anche un cambiamento, che magari avevamo accolto con la speranza di trovare nuove possibilità, può condurci in una strada senza uscita, dalla quale non resta che tornare indietro.

Certo, qualche volta le cose prendono una piega diversa.

Una difficoltà può aiutarci a scoprire risorse che non pensavamo di avere. Un errore può diventare un'esperienza preziosa. Un cambiamento può aprirci strade che prima non avremmo nemmeno immaginato.

E può anche succedere che, guardando indietro, riusciamo a riconoscere un significato in qualcosa che, mentre lo stavamo vivendo, ci sembrava soltanto faticoso o doloroso.

Ma non è scontato che accada.

Eppure, sembra quasi che sentiamo il bisogno di trovare sempre una spiegazione, un insegnamento, un motivo per cui le cose siano andate proprio in quel modo.

È come se, oltre ad affrontare ciò che ci è successo, dovessimo anche riuscire a comprenderlo, accettarlo, ricavarne una consapevolezza e, magari, cambiare il nostro modo di vedere le cose.

E quando non ci riusciamo, rischiamo di aggiungere un'altra delusione a quelle che già ci portiamo dietro.

Come se quello che abbiamo vissuto non fosse sufficiente: dovremmo anche riuscire a ricavarne qualcosa.

Dovremmo anche dimostrare che tutto questo è servito a qualcosa.

Come se anche il dolore e la fatica dovessero essere “ottimizzati”, producendo una lezione, una crescita, una versione migliore di noi.

E può affacciarsi un pensiero tutt'altro che piacevole: «Non è servito proprio a niente».

Ma è davvero necessario che ogni esperienza abbia una conclusione edificante?

Che da ogni momento difficile debba derivare una maggiore consapevolezza, da ogni errore una nuova capacità e da ogni cambiamento una direzione più chiara?

Mi chiedo se non ci siano anche esperienze che possiamo semplicemente vivere, senza dover necessariamente ricavarne una lezione, anche quando sembriamo contraddire una narrazione molto comune: «È successo per una ragione, doveva portarti da qualche parte».

Non perché riflettere su ciò che ci accade sia inutile, naturalmente.

E nemmeno perché non sia importante cercare di capire, quando ne sentiamo il bisogno, che cosa sia successo e quale parte abbiamo avuto in tutto questo.

Ma forse possiamo anche concederci di non arrivare sempre a una conclusione, di non trovare subito una spiegazione e di non riuscire a individuare qualcosa di buono in ogni situazione.

Senza sentirci, per questo, superficiali, incapaci di comprendere o privi di quella maturità che spesso ci aspettiamo di raggiungere attraverso le esperienze.

Magari, con il passare del tempo, qualcosa si chiarirà.

Un episodio che oggi ci appare soltanto doloroso potrebbe assumere un significato diverso, oppure potremmo accorgerci di aver imparato qualcosa senza averlo cercato.

Ma potrebbe anche non succedere. O almeno, non subito.

E forse non è necessario sapere già adesso cosa accadrà.

Non tutto ciò che viviamo deve per forza trasformarsi in una conquista, in un insegnamento o in una versione migliore di noi stessi.

Ci sono esperienze che ci lasciano stanchi, delusi, con qualche domanda senza risposta e magari anche con la sensazione di non aver ricavato nulla da ciò che è successo.

E possiamo anche non sapere che cosa farcene, almeno per il momento.

In fondo, non tutte le parti della nostra vita devono avere un significato che riusciamo a riconoscere.

Alcune sono state semplicemente ciò che sono state: momenti belli, difficili, confusi, dolorosi, che abbiamo attraversato come siamo riusciti.

Sono comunque parte della nostra storia, anche quando non sappiamo trarne una conclusione.

E forse, qualche volta, può bastare anche questo.


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