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Showing posts from September, 2026

Quando non c’è più nulla da spiegare

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Ci sono momenti in cui le parole non arrivano. O forse arrivano, ma ci rendiamo conto che non servono più. Non vale la pena ribadire un concetto già espresso, ripetere per l'ennesima volta le nostre ragioni o insistere su qualcosa che abbiamo già cercato di spiegare. A volte perché sembra di avere di fronte un muro. Altre perché, semplicemente, non abbiamo più le energie per continuare. Quello che dovevamo dire lo abbiamo già detto. Magari anche argomentato a sufficienza, cercando di trovare le parole giuste, di farci capire, di spiegare il nostro punto di vista nel modo più chiaro possibile. Eppure, nonostante gli sforzi, non sempre riusciamo a ottenere ciò che speravamo. Vorremmo che il nostro interlocutore comprendesse le nostre ragioni. Che ci venisse incontro, magari anche solo un po'. Che riuscisse a guardare la situazione da una prospettiva diversa dalla propria. Ma può succedere che l'altra persona resti saldamente ancorata alle sue convinzioni, come se nulla di ciò...

Il mito dell'efficienza

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Conosco persone che, per quanto riguarda le cose pratiche, sembrano avere una marcia in più. Se c'è la possibilità di ottenere un rimborso, si attivano immediatamente. Si informano, recuperano i documenti necessari, compilano moduli, seguono le procedure e fanno tutto quello che serve per riuscire a portare a casa quei soldi. Se si rompe qualcosa in casa, diventa una priorità assoluta ripararlo o sostituirlo nel più breve tempo possibile. E le scadenze? Vengono affrontate con largo anticipo, possibilmente senza arrivare mai all'ultimo momento. Insomma, persone sempre sul pezzo. E, bisogna riconoscerlo, sono tutte qualità apprezzabili. C'è una certa soddisfazione nel riuscire a risparmiare, nel vedere che tutto funziona, che ogni cosa è al suo posto e che non ci sono pendenze da sistemare. Per alcune persone, occuparsi di queste incombenze non è nemmeno particolarmente faticoso. Anzi, può essere fonte di gratificazione. Richiede comunque tempo, attenzione ed energia, ma il r...

Quando la bolla scoppia

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Capita, dopo essere stati immersi a lungo in qualcosa — la lettura di un libro, la visione di un film, oppure semplicemente dopo aver passato molto tempo sul telefono — di riemergere con una certa fatica. Come se per un po' fossimo stati altrove. C'è un momento iniziale di straniamento in cui facciamo quasi fatica a tornare nel mondo dei vivi. Si stava bene, dopotutto, nella bolla che ci eravamo creati. Una piccola parentesi in cui ci siamo sottratti, almeno per un po', ai problemi reali, alle cose che ci pesano, a tutto quello che ci aspetta fuori. Poi la bolla scoppia. E quello che avevamo lasciato fuori torna. Tutto insieme. Magari non è cambiato nulla nel frattempo. I problemi sono ancora lì, le cose da fare sono ancora lì, le situazioni che ci preoccupano non hanno improvvisamente trovato una soluzione mentre noi eravamo distratti da un romanzo o da un film. Eppure, dopo essere stati per un po' dentro quella parentesi, ritrovarsele davanti tutte insieme può sembrar...

Quel che sarà

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Il futuro, a volte, appare così incerto da fare quasi paura. Paura di non riuscire a superare una prova, un ostacolo, una situazione che non si è ancora definita. Può capitare di sentirsi in una sorta di limbo. Il non sapere cosa succederà ci tiene in tensione. Una parte di noi spera che andrà tutto bene, mentre un'altra teme che non ne verrà fuori nulla di buono. E ci sentiamo lì, in mezzo. Come al centro di una strada, in una posizione scomoda e per nulla sicura, senza sapere da quale parte arriverà la prossima cosa. Se ci pensiamo razionalmente, però, c'è una cosa che non possiamo sapere: che tutto andrà male. Non abbiamo questa certezza. Certo, non è per niente facile restare nel dubbio. Quando una situazione ci coinvolge davvero, non sapere ancora come andrà non la rende più semplice da attraversare. Eppure c'è qualcosa che, qualche volta, mi aiuta a guardare un po' più lontano. Il momento in cui ci troviamo adesso , per quanto possa sembrarci sospeso e interminabi...

Benedire. Dire bene.

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Possa la via crescere con te possa il vento essere alle tue spalle possa il sole scaldare il tuo viso possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano.  Prenditi tempo per amare, perché questo è il privilegio che Dio ti dà.  Prenditi tempo per essere amabile, perché questo è il cammino della felicità.  Prenditi tempo per ridere, perché il sorriso è la musica dell’anima.  Prenditi tempo per amare con molta tenerezza, perché la vita è troppo corta per essere egoisti. La benedizione di Romena , che nasce dall’unione di una preghiera irlandese con una uruguayana. Forse è proprio questo, in fondo, il significato più semplice della parola benedire : dire bene. Dire parole buone, ma anche desiderare il bene di qualcuno. Augurargli che la sua strada possa essere buona, che possa trovare luce, amore, serenità e forza per andare avanti. Benedire qualcuno significa, in qualche modo, dirgli: voglio il tuo bene. Ed è curioso pensare che, in fondo, è proprio questo che diciamo anche qua...

Tra il dire e il fare

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Ci sono situazioni in cui, nel profondo di noi stessi, sappiamo benissimo cosa sarebbe meglio fare per noi. Quando frequentiamo una persona con la quale non stiamo bene. Magari non perché sia cattiva, ma semplicemente perché non va bene per noi. Quando ci ritroviamo in un contesto che crea una tensione che sentiamo quasi insostenibile. Quando continuiamo a dire sì a qualcosa che ci pesa, anche se vorremmo imparare a mettere dei confini e a dire di no. In situazioni come queste, e in molte altre, spesso sappiamo già cosa sarebbe meglio fare. A volte lo sappiamo molto bene. E non è soltanto la nostra parte razionale a dircelo. Anche il corpo, qualche volta, sembra avere le idee molto chiare. Ci sono situazioni che ci provocano una tensione continua, un senso di inquietudine, difficoltà a dormire. A volte persino sintomi fisici molto evidenti, come la nausea. E magari lo diciamo anche agli altri. Agli amici più vicini, alle persone di cui ci fidiamo. Diciamo che vorremmo cambiare. Che vo...

Fai quello che puoi

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Di tanto in tanto mi capita di leggere in rete una frase di Sant'Agostino: «Fai quello che puoi e chiedi quello che non puoi, ed Egli farà in modo che tu possa.» La frase deriva da un passo del De natura et gratia e il testo latino è: «Deus impossibilia non iubet, sed iubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et adiuvat ut possis.» La traduzione letterale è: «Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ti esorta sia a fare quello che puoi, sia a chiedere quello che non puoi, e ti aiuta affinché tu possa.» È chiaro che chi ha fede può ritrovare in queste parole un significato più ampio. Ma, al di là del significato che queste parole hanno per chi crede, c'è in esse qualcosa che può parlare a tutti: «Fai quello che puoi.» «Faccio quello che posso. I miracoli non li so ancora fare.» Ci sarà capitato sicuramente di dirlo o di sentirlo dire. Perché ci sono situazioni in cui possiamo impegnarci quanto vogliamo, ma il risultato non dipende soltanto da noi. D...

Quando le cose prendono un'altra strada

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Quando qualcosa non va nel verso giusto, viene naturale cercare di rimetterla sulla strada che avevamo immaginato. Ci si impegna, si fanno progetti, si elaborano strategie. Si cerca di capire cosa fare, quale strada prendere, quale soluzione trovare. Chi ha fede, prega e si affida a Qualcuno più grande di noi. E tutto questo ha senso. Ci sono momenti in cui non possiamo fare altro che provare a cambiare le cose, per quanto è nelle nostre possibilità. A volte, però, le cose non si raddrizzano. Almeno non nel modo in cui avevamo pensato noi. E può capitare che, proprio quando una strada sembra non portare da nessuna parte, se ne apra un'altra. Una via che non avevamo previsto. Non sempre è così, naturalmente. Ma qualche volta quella strada inaspettata può riservare delle sorprese. Una soluzione che non avevamo considerato. Un'occasione arrivata da dove non ce l'aspettavamo. Una possibilità che, mentre eravamo concentrati sul modo in cui volevamo che andassero le cose, non riu...

«Andiamo avanti»

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C'è una frase che sento ripetere spesso dalle persone anziane, ma non solo da loro, quando chiedo come stanno: «Andiamo avanti.» A seconda di come viene detta, può sembrare una frase rassegnata. Quasi un modo per dire: siamo qui, le cose sono quelle che sono, e bisogna tirare avanti. Eppure, a me quelle due parole sembrano avere anche un altro significato. Perché, al di là di tutto — delle fatiche, delle delusioni, della stanchezza, delle cose che non sono andate come avremmo voluto — noi andiamo avanti. Continuiamo a muoverci. Facciamo un altro passo. Ci alziamo la mattina e ricominciamo. A volte senza sapere bene dove stiamo andando. A volte senza avere nemmeno tanta voglia di andarci. Ma andiamo. Forse perché, in fondo, non vogliamo fermarci. Non vogliamo arrenderci. E nemmeno tornare indietro. Vogliamo ancora vedere cosa c'è un po' più avanti. Come quando in montagna si cammina su un sentiero che non si conosce ancora e non si sa cosa ci aspetti più avanti. E allora dec...

Certi cieli di settembre

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Il cielo di settembre finalmente respira. Senza più il caldo torrido che appesantiva le giornate, l'aria si fa lieve e anche i pensieri tornano leggeri. Camminano sotto questo cielo, lenti e senza meta, come nuvole bianche che pascolano pigre in campi d'azzurro. Distese eteree dove anche il tempo sembra rallentare. Sullo stesso filo... È sera. Ed è mattina. Dove cade il nostro sguardo La bellezza dell’ordinario Resta l’incanto

La stessa cosa, un'altra storia

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Mi colpisce sempre vedere come, davanti alla stessa situazione o alla stessa persona, si possa reagire in modo completamente diverso. Capita, per esempio, quando tra ex compagni di scuola si finisce a parlare di un insegnante. C'è chi ne conserva un ricordo bellissimo. E chi, invece, ricorda soprattutto i suoi lati più spigolosi. Magari era una persona severa. E quella severità, per qualcuno, era stata un problema. Per qualcun altro, invece, quasi non era stata notata. Forse perché era cresciuto in una famiglia in cui le persone adulte erano abituate a essere severe. Oppure perché aveva imparato presto a non dare troppo peso a quel modo di comportarsi. E così, a distanza di anni, due persone che hanno avuto lo stesso insegnante possono raccontare due persone quasi diverse. Uno può ricordarlo come quello che lo aveva incoraggiato, che gli aveva fatto amare una materia, che aveva creduto in lui. L'altro può ricordarlo come quello che lo metteva in soggezione, che lo rimproverava ...

Nulla dura per sempre

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Ci sono cose che sembra non si risolvano mai. Succede nella vita lavorativa, ma anche in quella personale. Complicazioni, impicci, situazioni da cui sembra di non riuscire a uscire. Si fa un passo avanti e, proprio quando sembra di averne fatto uno, se ne fanno due indietro, perché spunta fuori un altro problema che non avevamo previsto. E allora arriva lo scoramento. Oppure la rabbia. Quanto meno, la frustrazione. E non si vede l'ora di togliersi di torno quel grattacapo. Quello che mi consola, in queste circostanze, è pensare che nulla dura per sempre. Prima o poi, in un modo o nell'altro, anche quella situazione finirà. Non necessariamente come avremmo voluto o nel modo che avevamo immaginato. Ma finirà. E trovo curioso quello che succede dopo. A volte basta anche poco tempo e ciò che ci aveva dato tanto pensiero comincia a perdere consistenza. Non è che ce ne dimentichiamo. Sappiamo che è successo. Ricordiamo le preoccupazioni, le discussioni, le notti in cui ci abbiamo pen...

Quel che resta di noi negli altri

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A volte mi sorprendo a pensare che, su più di otto miliardi di persone che popolano la Terra, non ce ne siano due uguali. Otto miliardi. E ognuna è diversa dalle altre. Mi capita ogni tanto che qualcuno mi dica che gli ricordo un'altra persona. E allora mi chiedo: chissà chi è. Forse da qualche parte nel mondo esiste davvero qualcuno che mi somiglia molto. Un sosia che cammina per le strade di una città che non conosco, che ha magari i miei stessi tratti, qualcosa del mio modo di muoversi, forse persino qualche espressione simile. Eppure non sarebbe mai me. Non soltanto perché non avrebbe esattamente il mio viso, il mio corpo, la mia voce. Ma perché avrebbe avuto una vita diversa. Avrebbe incontrato persone diverse. Avrebbe fatto esperienze diverse, preso decisioni diverse, attraversato momenti che io non ho vissuto. E sarebbero proprio tutte queste cose, messe insieme, ad averlo reso quello che è. Perché ciò che ci rende unici non è soltanto il nostro aspetto. È anch...

Starci dentro

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Quando ci si trova a vivere una situazione impegnativa, ci sono almeno due atteggiamenti opposti che a volte si adottano. Uno è il rifiuto. Il non accettare quella situazione, il cercare di negarla, di allontanarsene, di fuggire. Se non fisicamente, almeno metaforicamente. Perché ci sono situazioni davvero pesanti da reggere. E qualche volta evadere è un modo per non farsi schiacciare. Un modo che, però, non sempre risolve. Anzi, può finire per moltiplicare i problemi. L'altro atteggiamento è quello di attivarsi immediatamente per trovare una soluzione. E, di per sé, non ci sarebbe niente di male. Il problema è che la soluzione, a volte, non è affatto semplice da trovare. Ci sono situazioni che non si possono sistemare con una decisione, una telefonata, una scelta netta. Richiedono tempo. E quando non sappiamo quanto tempo, è ancora più difficile. Così si rischia di vivere ogni giornata con un pensiero fisso: quando riuscirò finalmente a sistemare questa cosa? Come se la vita potes...

Quando smettiamo di voler essere capiti

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Il teologo protestante statunitense Reinhold Niebuhr scrisse, nella prima metà del XX secolo, una preghiera diventata molto conosciuta: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,  il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza.» Accettare le cose che non posso cambiare , per me, è sicuramente una bella sfida. E fra tutte le cose che non posso cambiare, ce n'è una che mi viene in mente prima delle altre: il modo in cui alcune persone mi vedono. Non necessariamente perché non m vogliano bene. Semplicemente, forse, perché sono rimaste legate a un'idea di me che appartiene a molti anni fa. A come ero a dieci anni, a quindici, a venti. Nel frattempo il mondo è cambiato. E sono cambiata anch'io. Eppure ho spesso la sensazione che alcune persone abbiano ancora in mente la bambina, la ragazza, la giovane donna che ero. E non parlo soltanto di persone con cui, nel tempo, i rapporti si sono allentati. In quel caso sa...

Lasciare andare

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Noto che per molte persone è difficilissimo lasciare andare. Non solo una discussione, una provocazione, una polemica, come scrivevo in Non sei obbligata a rispondere , ma anche le persone. Lasciarle andare per la loro strada. Ed è forse ancora più difficile quando si tratta di qualcuno a cui vogliamo bene. Un figlio ormai grande. Un compagno di vita. Un genitore. Proprio perché ci stanno a cuore, vorremmo proteggerli. Dare loro qualche consiglio, anche quando non ce lo chiedono. Cercare di evitare che soffrano, che rimangano delusi, che si facciano male. Vorremmo che si valorizzassero, che non si accontentassero, che non si buttassero via. E fin qui, forse, c'è semplicemente l'affetto. Il problema nasce quando il consiglio smette di essere soltanto un consiglio. Quando, magari senza accorgercene, cominciamo ad aspettarci che venga seguito. E allora, se non succede, ci rimaniamo male. A volte molto male. Ci facciamo un cruccio, ci preoccupiamo, torniamo continuamente sulla ques...

Non sei obbligata a rispondere

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In anni recenti ho capito qualcosa di molto semplice, eppure prima non l'avevo mai visto così chiaramente: non tutto merita una risposta. Di fronte a una provocazione, a un giudizio, a un'incomprensione, viene naturale spiegarsi. Far valere le proprie ragioni. Ribadire ciò che pensiamo. Cercare di chiarire. E di per sé non c'è niente di male. Ci sono situazioni in cui parlare serve. In cui vale la pena confrontarsi, spiegarsi, persino discutere. Ma ce ne sono altre in cui dall'altra parte non c'è davvero la voglia di confrontarsi. C'è piuttosto il bisogno di avere ragione. A tutti i costi. E allora continuare a rispondere significa entrare in un meccanismo dal quale è difficile uscire. Mi è capitato qualche tempo fa di parlare con un collega di una situazione nata da un messaggio che avevo ricevuto e che avevo trovato piuttosto pesante. Per di più, tutto era partito da una sciocchezza. A un certo punto, mi ha detto una cosa semplicissima: «Non sei o...

Resta l'incanto

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Resta l'incanto, insieme allo sgomento di una felicità che avrebbe potuto sgretolarsi. E invece è rimasta, tenacemente viva, stretta al filo di ciò che siamo. Ora chiede soltanto di essere vissuta. Il Kintsugi è un'antica tecnica giapponese con cui gli oggetti di ceramica rotti vengono ricomposti utilizzando una lacca mescolata a polvere d'oro. Le fratture non vengono nascoste, ma evidenziate: diventano parte dell'oggetto e della sua storia, rendendolo unico e ancora più prezioso. Mi piace pensare che, in qualche modo, possa essere una metafora anche per ciò che racconta questa poesia. Una felicità può incrinarsi, può attraversare momenti in cui sembra sul punto di sgretolarsi. Eppure, quando riesce a rimanere viva, le sue crepe non cancellano ciò che è stato: diventano parte di ciò che è. Sullo stesso filo... A te Nulla è scontato Il diritto di cambiare idea Quando siete felici, fateci caso

L'evasione più innocua

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È curioso il rapporto che le persone hanno con i libri. Quasi tutti ne abbiamo in casa: romanzi, classici della letteratura, libri scolastici, manuali di cucina o di giardinaggio, guide, saggi, vecchi libri comprati chissà quando e rimasti lì, sugli scaffali, ad aspettare. C'è chi legge sempre lo stesso genere e chi invece è onnivoro, capace di passare da un romanzo a un saggio, da una biografia a un libro completamente diverso. C'è chi divora un libro dopo l'altro e chi ne legge uno o due all'anno. E poi ci sono le fasi della vita. Io, per esempio, dopo essere stata un'accanita lettrice, ho trascorso anni leggendo pochissimo. Non perché non mi piacessero più i libri. Semplicemente, per un po', non riuscivo a entrarci dentro. Poi, a un certo punto, qualcosa si è sbloccato. E ho ricominciato. Per un periodo anche con una certa voracità. Solo romanzi. Romanzi molto diversi tra loro per stile, epoca, ambientazione, ma pur sempre romanzi. Forse perché leggere è un p...

A te

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A te, che forse non compari direttamente tra queste righe, eppure sei spesso dentro i pensieri che le hanno generate. A te, che sei diventato così tanto parte di me che non ricordo più com'era la vita prima di te. La nostra vita insieme non è perfetta. Quale vita lo è? Ci sono giorni leggeri e giorni più difficili. Momenti in cui ci si comprende senza bisogno di parole e altri in cui le parole sembrano non bastare. Eppure, se potessi tornare indietro, non sceglierei un'altra strada. Non cambierei la nostra vita con nessun'altra. Forse è questo, alla fine, che significa scegliere qualcuno. Non promettersi una vita perfetta. Ma riconoscersi, ancora e ancora, nella vita che si è scelta insieme. Gli antichi Romani lo dicevano così, nelle parole del rito nuziale: Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia. Dove tu sarai, lì io sarò. E forse, dopo tutto questo tempo, non ho ancora trovato parole più semplici per dirlo. Shelter from the Storm — Bob Dylan Sullo stesso filo... Nulla ...

È sera. Ed è mattina.

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È sera. Ed è mattina. E poi di nuovo sera. E di nuovo mattina. Quante sere e quante mattine si sono già succedute? Calcolatrice alla mano, il numero è impressionante. Poi ci sono le sere in cui non riesci a prendere sonno. E quelle mattine in cui ti svegli troppo presto e la mente non ne vuole più sapere di lasciarti riaddormentare. E allora i pensieri corrono. Corrono come cavalli impazziti, senza una direzione, trascinandosi dietro tutto quello che durante il giorno siamo riusciti a tenere a bada. Ognuno ha il suo modo per provare a fermarli. Il mio, quando succede la sera, è un bicchiere di latte tiepido, qualche biscotto e un libro. Mi metto a leggere finché la stanchezza non prende il sopravvento e le parole cominciano ad accavallarsi, una sull'altra, senza che riesca più a capirne il senso. A quel punto il libro può finalmente chiudersi. Qualche volta, invece, capita di svegliarsi prima dell'alba. E quelle ore che sembrano sottratte al sonno possono regalarci qualcosa che...

Tanti soli

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Molte volte si dà tanto peso a quello che gli altri pensano di noi. A come ci vedono. A come ci giudicano. Probabilmente è un problema vecchio quanto l'umanità. Siamo esseri sociali. Abbiamo sempre avuto bisogno degli altri, per vivere, per sentirci parte di qualcosa, per essere accettati. E proprio per questo, da sempre, le relazioni possono darci molto e, allo stesso tempo, farci soffrire. Non succede soltanto a noi. Nel mondo animale gli individui della stessa specie vivono in branco, in stormo, in gregge, in sciame. Cambiano i contesti, cambiano i comportamenti, ma stare insieme significa anche confrontarsi, cercare un posto, essere accettati o esclusi. Eppure, ogni tanto, mi torna in mente una cosa piuttosto semplice: agli altri importa molto meno di noi di quanto immaginiamo. Non è necessariamente una cosa triste. Qualcuno ci vede per un momento, ci apprezza, ci critica, si fa un'idea di noi. Poi torna alla propria vita. Una frase che abbiamo detto e che continuiamo a rip...

O quasi

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Non importa più di niente. O quasi. Restano loro. Poche persone. Le più care. Per tutto il resto, solo voglia di dormire, per un giorno intero, per una settimana. Entrare in letargo, come fanno gli animali quando il mondo diventa troppo. E svegliarsi in primavera, quando forse la mente avrà finalmente smesso di correre. Almeno per un poco. Sullo stesso filo... Quando tutto sembra troppo Fare finta di non esistere. Solo per un giorno, promesso. La fatica che non vogliamo più fare Le cose che non abbiamo più bisogno di dimostrare