L'evasione più innocua
È curioso il rapporto che le persone hanno con i libri.
Quasi tutti ne abbiamo in casa: romanzi, classici della letteratura, libri scolastici, manuali di cucina o di giardinaggio, guide, saggi, vecchi libri comprati chissà quando e rimasti lì, sugli scaffali, ad aspettare.
C'è chi legge sempre lo stesso genere e chi invece è onnivoro, capace di passare da un romanzo a un saggio, da una biografia a un libro completamente diverso.
C'è chi divora un libro dopo l'altro e chi ne legge uno o due all'anno.
E poi ci sono le fasi della vita.
Io, per esempio, dopo essere stata un'accanita lettrice, ho trascorso anni leggendo pochissimo.
Non perché non mi piacessero più i libri.
Semplicemente, per un po', non riuscivo a entrarci dentro.
Poi, a un certo punto, qualcosa si è sbloccato.
E ho ricominciato.
Per un periodo anche con una certa voracità.
Solo romanzi.
Romanzi molto diversi tra loro per stile, epoca, ambientazione, ma pur sempre romanzi.
Forse perché leggere è un po' come andare in bicicletta.
Puoi stare anni senza farlo, ma quando ci risali sopra il corpo sembra ricordare qualcosa che la mente aveva dimenticato.
E ricordi anche quanto fosse bello.
Perché leggere è, in fondo, una forma di evasione.
Mentre siamo immersi in una storia, per qualche ora smettiamo di stare completamente nella nostra pelle.
Siamo qualcun altro.
Vediamo attraverso gli occhi di un'altra persona, abitiamo una casa che non è la nostra, attraversiamo città che magari non abbiamo mai visto, viviamo vicende che non ci appartengono.
Un'altra vita, per il tempo di qualche pagina.
Un po' come sognare, solo che possiamo decidere quando cominciare.
E quando smettere.
È probabilmente una delle forme di evasione più innocue che conosca.
Non serve fare una valigia, prendere un aereo o andare lontano.
Basta aprire un libro.
E, soprattutto, non sembra avere effetti collaterali.
Anzi.
Uno sì.
Dà assuefazione.
Perché una volta che hai ricominciato a viaggiare così, diventa piuttosto difficile smettere.
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