La bellezza dell'ordinario


Due persone apparecchiano insieme la tavola in una cucina luminosa, sistemando piatti e posate con un gesto semplice che racconta la bellezza della vita condivisa.

Si sente dire spesso che la quotidianità è la tomba delle relazioni.

Come se il periodo delle "farfalle nello stomaco" fosse l'unico davvero degno di essere vissuto e ricordato. Poi, una volta svanito quello — perché prima o poi succede sempre — arriverebbe la fase più grigia: quella della routine.

Le giornate si riempiono di lavoro, commissioni, bollette, lavatrici, spesa, appuntamenti. Tutte quelle incombenze che nessuno può evitare e che sembrano lasciare sempre meno spazio alla leggerezza.

È facile pensare che sia proprio questo a spegnere, poco alla volta, una relazione.

Eppure mi chiedo se sia davvero così.

Forse la quotidianità non è il problema.

Forse il problema nasce quando smettiamo di viverla insieme.

Perché, a pensarci bene, anche andare al supermercato, fare una commissione o caricare una lavatrice possono diventare occasioni per stare accanto all'altra persona.

Non perché da soli non saremmo capaci di farlo.

Ma perché condividere anche le cose più ordinarie significa dire, in fondo: mi fa piacere che tu sia qui, anche adesso.

Credo che una relazione non viva soltanto dei momenti eccezionali: un viaggio, una cena speciale, una festa.

Vive anche di tutti quei giorni che, presi uno per uno, sembrano non avere nulla di memorabile.

Forse è proprio lì che si costruisce qualcosa di duraturo.

Nelle piccole cose che non finiscono nelle fotografie, che non vengono raccontate a nessuno, ma che, giorno dopo giorno, fanno sentire due persone sempre un po' più a casa l'una nell'altra.


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