E se cambiasse anche un solo filo?
Ogni tanto mi soffermo a pensare a come sarebbero andate le cose se la vita avesse preso una strada diversa.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se...
Se all'asilo fossi finita in un'altra classe e non avessi conosciuto un'amica che, dopo tanti anni, è ancora parte della mia vita.
Se alle medie non avessi frequentato quel corso di inglese dove ho incontrato un'altra persona a cui sono ancora molto legata.
Se non avessi preso una certa decisione, dalla quale è nato l'incontro con la mia dolce metà.
Se non avessi letto quell'annuncio di lavoro che mi ha portato a trascorrere tanti anni proprio in quel posto.
O, andando ancora più indietro, se un altro spermatozoo avesse incontrato quell'ovulo. Non sarei nata io. E, di conseguenza, anche la figlia che oggi conosco e amo avrebbe potuto non esistere.
Alla fine degli anni Novanta uscì un film che mi colpì molto: Sliding Doors.
L'idea era semplice e affascinante. La protagonista perde — o riesce a prendere — la metropolitana. Da quel piccolo episodio nascono due vite completamente diverse, raccontate in parallelo.
Non perché una sia migliore dell'altra.
Semplicemente, perché basta pochissimo per cambiare una storia.
Non è un pensiero che nasce dall'insoddisfazione o dal desiderio di immaginare una vita diversa dalla mia.
Anzi.
Mi fa riflettere su quanto ciò che oggi considero normale sia, in realtà, il risultato di una lunga serie di coincidenze, incontri, scelte e occasioni che avrebbero potuto andare diversamente.
Le persone che fanno parte della mia vita, i luoghi che ho abitato, il lavoro che ho svolto, perfino alcune passioni che coltivo: tutto avrebbe potuto prendere un'altra strada.
Forse è anche per questo che provo gratitudine.
Perché, quando ci penso, mi accorgo che la nostra esistenza assomiglia molto più a un intreccio di fili che a una linea retta.
E basta un filo appena diverso perché il disegno cambi completamente.
Sullo stesso filo...
Gratitudine, più che nostalgia
Piano B, C, D... e poi la vita

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