Modalità "lamentatio"
Credo che capiti un po' a tutti di lamentarsi.
La differenza, forse, sta in quanto tempo restiamo in quella modalità.
Per alcune persone sembra diventare un vero e proprio stile di vita.
Se ci si pensa, ci si può lamentare praticamente di tutto.
Del tempo, per esempio: troppo caldo in estate, troppo freddo in inverno. E, naturalmente, le mezze stagioni non ci sono più.
Poi ci sono le persone: i parenti, i vicini di casa, i colleghi, i capi, gli amici.
E la lista può allungarsi all'infinito: l'amministratore di condominio, chi si occupa delle pulizie, della raccolta differenziata, il traffico, le code, i ritardi...
Naturalmente ci sono situazioni in cui lamentarsi è comprensibile. Se un servizio non funziona o un prodotto non mantiene ciò che promette, è giusto segnalarlo.
Il punto è un altro.
A volte la lamentela sembra diventare più importante della soluzione.
Si cerca qualcuno che ci dia ragione, che confermi quanto sia assurda quella situazione, più che qualcuno con cui capire se esiste un modo per cambiarla.
Capita anche a me.
Per questo non voglio fare la morale a nessuno.
Piuttosto, mi piacerebbe ricordarlo prima di tutto a me stessa.
Forse potrebbe essere utile accorgerci quando entriamo in modalità lamentatio.
Fermarci un momento e chiederci: c'è qualcosa che posso fare per migliorare questa situazione?
Se la risposta è sì, forse vale la pena provarci.
Se invece la risposta è no, continuare a rimuginarci sopra difficilmente cambierà la realtà.
Cambierà, però, il modo in cui viviamo quella giornata.
E, qualche volta, lasciare andare non significa rassegnarsi.
Significa smettere di regalare tempo ed energie a qualcosa che non dipende da noi.
Sullo stesso filo...
Non si può spingere il vento con le mani
Piano B, C, D... e poi la vita

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