La giusta distanza


Un ponte di legno che collega le due rive di un ruscello in un bosco, con la luce del sole che filtra attraverso gli alberi.

Ogni persona è diversa, e sarebbe impossibile racchiudere la complessità umana in poche categorie.

Eppure ci sono atteggiamenti che ritornano con una certa frequenza.

Mi capita spesso di osservare due modi molto diversi di stare al mondo.

Da una parte ci sono le persone che sembrano occupare quasi tutto il proprio orizzonte.

Ascoltano poco, perché riportano facilmente ogni conversazione su di sé. Le loro esperienze, le loro opinioni e il loro modo di vedere le cose finiscono quasi sempre al centro del dialogo, lasciando poco spazio a quello degli altri.

Non sempre lo fanno per cattiveria.

Molto spesso è semplicemente il loro modo di funzionare.

L'empatia non è il loro punto di forza, perché il loro sguardo resta quasi sempre rivolto verso se stessi.

Dall'altra parte ci sono le persone che fanno quasi il percorso opposto.

Si mettono continuamente nei panni degli altri. Colgono sfumature, stati d'animo, bisogni non espressi.

A volte anche troppo.

Proprio perché sono molto sensibili, finiscono spesso per caricarsi di pesi che non appartengono loro. Si preoccupano, si interrogano, cercano di capire, e qualche volta si complicano la vita.

Naturalmente questi sono due estremi.

La maggior parte di noi si colloca da qualche parte nel mezzo, con sfumature diverse che dipendono dall'indole, dall'educazione, dalle esperienze vissute e anche dalla capacità di mettersi in discussione.

Mi è capitato più volte di sentire persone molto empatiche dire:

"Vorrei essere un po' più menefreghista. Vivrei meglio."

Non mi è mai capitato, invece, di sentire qualcuno dire:

"Vorrei essere più empatico."

Forse perché chi sente di essere poco empatico, spesso non percepisce questa caratteristica come una mancanza.

E forse è proprio qui la differenza.

L'empatia, quando è eccessiva, può diventare faticosa.

L'egocentrismo, quando è eccessivo, può impedire di accorgersi che esistono anche gli altri.

Forse l'equilibrio non sta né nel portarsi addosso il peso di tutto, né nel vivere come se tutto riguardasse solo noi.

Sta nel riuscire a prenderci cura degli altri senza dimenticare noi stessi.

E nel prenderci cura di noi stessi senza dimenticare gli altri.


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