Le cose che abbiamo smesso di fare
Ci sono cose che, a un certo punto, abbiamo smesso di fare senza nemmeno accorgercene.
Non perché non ci piacessero più, ma perché, semplicemente, il mondo cambia.
E negli ultimi decenni ha iniziato a cambiare così rapidamente che, quasi senza rendercene conto, ha cambiato anche noi.
Poi, ogni tanto, ci capita di ripensare a gesti che fino a un certo punto della nostra vita erano normalissimi. E ci stupisce quanto in fretta siano diventati ricordi.
Scrivere cartoline durante le vacanze, cercando una frase un po' più personale del solito "Tanti saluti".
Collezionare le schede telefoniche dei Paesi visitati.
Studiare sulle enciclopedie, che facevano bella mostra di sé in salotto, spesso acquistate a rate. Erano la nostra principale fonte di conoscenza e la nostra finestra sul mondo.
Viaggiare nel corridoio del treno quando gli scompartimenti erano pieni, sperando di trovare libero uno dei seggiolini ribaltabili.
Guidare auto senza aria condizionata, con i finestrini abbassati e l'aria calda che entrava scompigliando i capelli.
Attraversare l’Italia o l’Europa con l’atlante del Touring Club aperto sul sedile.
Prendere il treno senza internet, consultando il libretto degli orari comprato in edicola.
Portare a sviluppare il rullino fotografico e aspettare giorni per scoprire se le fotografie erano venute bene. Salvo poi ritrovarne molte mosse, sfocate o con gli occhi rossi, prima di incollarle con pazienza negli album.
Telefonare agli amici senza mandare prima un messaggio. Chiamarli direttamente, spesso dopo cena, perché era l'ora in cui si sapeva di non disturbare.
Se ci fermiamo un momento a pensarci, ognuno potrebbe aggiungere qualcosa a questo elenco.
Molte di queste abitudini sono scomparse insieme agli oggetti che le accompagnavano: le musicassette, le videocassette, i walkman, i lettori MP3.
Per anni ci erano sembrati destinati a restare con noi. E invece, nel giro di poco tempo, sono diventati pezzi di un'altra epoca.
Non ci penso tanto con nostalgia.
O forse con una punta di nostalgia sì, ma credo dipenda soprattutto dal fatto che allora ero più giovane. (E, diciamolo, quei seggiolini ribaltabili dei treni erano davvero scomodissimi!).
Quello che continua a sorprendermi è altro.
Non tanto ciò che è cambiato, ma la velocità con cui è successo.
Non ci siamo seduti un giorno a decidere di smettere di scrivere cartoline, di consultare un atlante o di aspettare lo sviluppo delle fotografie.
Semplicemente, un'abitudine dopo l'altra, la vita è andata avanti e, quasi senza accorgercene, se le è portate via.
E solo voltandoci indietro ci rendiamo conto di quante cose, senza fare rumore, sono rimaste lungo la strada.
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