Quando il silenzio non pesa
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| Foto scattata da mia figlia. |
Col passare degli anni apprezzo sempre di più il silenzio.
Ci sono momenti in cui parlo volentieri, anche a ruota libera. Ma ho scoperto di avere bisogno, con altrettanta intensità, di spazi in cui non si dice nulla.
Con alcune persone è quasi impossibile. Sembrano non riuscire a stare in silenzio. Come se una pausa nella conversazione fosse qualcosa da evitare a tutti i costi. Così si sentono in dovere di trovare sempre un nuovo argomento, di tenere vivo il dialogo, come se il silenzio fosse un imbarazzo da colmare.
Con altre persone, invece, il silenzio non spaventa.
Ci si può concedere qualche minuto di silenzio senza sentirsi a disagio. Ognuno resta con i propri pensieri, sapendo che non c'è bisogno di riempire ogni spazio con le parole. E, paradossalmente, anche quel silenzio diventa un modo di stare insieme.
Credo che questo dipenda un po' dal carattere, un po' dal lavoro che facciamo e molto dalle abitudini con cui siamo cresciuti.
C'è chi è abituato ad avere sempre un rumore di fondo: la televisione accesa, la radio, un podcast, qualcosa che accompagni ogni momento della giornata.
Per anni è stato così anche per me. Tenevo quasi sempre la radio accesa a basso volume, in casa e in auto, scegliendo emittenti con pochi interventi dei conduttori.
Oggi non più.
Mi accorgo che, quando la musica viene interrotta dalla pubblicità o dalle chiacchiere, spesso cambio stazione. Oppure spengo del tutto.
Non è fastidio per le parole.
È il bisogno di ritrovare uno spazio in cui i pensieri possano respirare.
Credo che il silenzio non sia un limite da correggere, né un vuoto da riempire.
Forse è uno dei pochi luoghi rimasti in cui possiamo davvero ascoltare noi stessi.
Ed è proprio lì, molto spesso, che nascono le idee migliori, le intuizioni più autentiche e, qualche volta, anche un po' di pace.
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