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Showing posts from July, 2026

Quei gesti che fanno casa

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Ci sono piccoli gesti che sembrano quasi insignificanti e che, invece, danno sapore alle nostre giornate. Ognuno ha i suoi. Per qualcuno è il primo caffè del mattino. Per me, una tazza di tè appena sveglia. Aprire le finestre per fare entrare l'aria fresca, anche d'inverno. Fare uno spuntino. Indossare abiti comodi appena rientrati a casa. Annaffiare una pianta. Leggere qualche pagina di un libro prima di addormentarsi. Sono gesti semplici, che ripetiamo quasi senza pensarci. Eppure, proprio perché si ripetono ogni giorno, finiscono per diventare piccoli punti fermi. Ci accompagnano nelle giornate leggere e in quelle più faticose. Ci danno un senso di continuità quando tutto il resto sembra cambiare. Nei momenti difficili continuiamo a compierli quasi istintivamente. Come se, attraverso quelle piccole abitudini, ricordassimo a noi stessi che la vita, nonostante tutto, continua a scorrere. Poi, senza quasi accorgercene, qualcosa cambia. Magari smettiamo di bere il caffè. Una pi...

La bellezza delle differenze

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Mi è capitato, arrivando in una città di un altro Paese – ma anche solo guardando fotografie scattate dall'altra parte del mondo – di provare una curiosa sensazione di déjà vu . Come se, a un primo sguardo, potessi essere ovunque. Le stesse catene di negozi. Gli stessi marchi. Le stesse sneakers. Gli stessi smartphone. Gli stessi film al cinema. Ma anche gli stessi gesti: fotografare il piatto appena arrivato al ristorante, scattarsi un selfie davanti a un monumento, usare le stesse parole inglesi infilate nelle conversazioni. Ho l'impressione che, fino a qualche decennio fa, il mondo fosse più vario. Non necessariamente migliore. Più vario. Con più sfumature. Oggi, invece, mi sembra che molti luoghi stiano diventando sempre più riconoscibili. E questo, da un lato, è anche una comodità. È rassicurante poter pagare quasi ovunque con la carta di credito, usare il navigatore per orientarsi, ritrovare punti di riferimento che ci fanno sentire meno lontani da casa, anche a migliaia ...

Le prime volte che diventano normali 

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Quando una cosa, o una persona, smette di stupirci? Quando qualcosa che all’inizio ci sembrava straordinario diventa, poco alla volta, così familiare da diventare quasi invisibile? Succede con tante cose. La prima volta che abbiamo visto il mare. La prima neve. La prima volta che un figlio ci ha chiamato mamma o papà. La prima volta che siamo andati all’estero, che abbiamo preso un aereo, che abbiamo assaggiato un cibo nuovo. La prima volta che abbiamo sentito una parola mai ascoltata prima, magari un termine del gergo dei più giovani. La prima volta che abbiamo visitato una città mai vista, magari nemmeno troppo lontana, ma che per anni avevamo continuato a rimandare perché “tanto ci possiamo andare quando vogliamo”. La prima volta che abbiamo incontrato una persona che, senza saperlo, sarebbe diventata parte della nostra vita. Quante prime volte abbiamo vissuto. Momenti che, mentre accadevano, avevano qualcosa di speciale. E che poi, lentamente, sono diventati abitudine. Forse lo stu...

Le cose che abbiamo smesso di fare 

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Ci sono cose che, a un certo punto, abbiamo smesso di fare senza nemmeno accorgercene. Non perché non ci piacessero più, ma perché, semplicemente, il mondo cambia. E negli ultimi decenni ha iniziato a cambiare così rapidamente che, quasi senza rendercene conto, ha cambiato anche noi. Poi, ogni tanto, ci capita di ripensare a gesti che fino a un certo punto della nostra vita erano normalissimi. E ci stupisce quanto in fretta siano diventati ricordi. Scrivere cartoline durante le vacanze, cercando una frase un po' più personale del solito "Tanti saluti". Collezionare le schede telefoniche dei Paesi visitati. Studiare sulle enciclopedie, che facevano bella mostra di sé in salotto, spesso acquistate a rate. Erano la nostra principale fonte di conoscenza e la nostra finestra sul mondo. Viaggiare nel corridoio del treno quando gli scompartimenti erano pieni, sperando di trovare libero uno dei seggiolini ribaltabili. Guidare auto senza aria condizionata, con i finestrini abbassa...

La bellezza dell'ordinario

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Si sente dire spesso che la quotidianità è la tomba delle relazioni. Come se il periodo delle "farfalle nello stomaco" fosse l'unico davvero degno di essere vissuto e ricordato. Poi, una volta svanito quello — perché prima o poi succede sempre — arriverebbe la fase più grigia: quella della routine. Le giornate si riempiono di lavoro, commissioni, bollette, lavatrici, spesa, appuntamenti. Tutte quelle incombenze che nessuno può evitare e che sembrano lasciare sempre meno spazio alla leggerezza. È facile pensare che sia proprio questo a spegnere, poco alla volta, una relazione. Eppure mi chiedo se sia davvero così. Forse la quotidianità non è il problema. Forse il problema nasce quando smettiamo di viverla insieme. Perché, a pensarci bene, anche andare al supermercato, fare una commissione o caricare una lavatrice possono diventare occasioni per stare accanto all'altra persona. Non perché da soli non saremmo capaci di farlo. Ma perché condividere anche le cose più ordin...

Quando le frasi sui social non bastano più

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A volte mi capita di scorrere i social e di incontrare sempre gli stessi messaggi, ripetuti in forme diverse: "Sii te stesso, anche se gli altri non ti capiscono." "Segui sempre quello che senti." "Non permettere a nessuno di limitarti." "Vivi il momento, perché potresti pentirti di non averlo fatto." Sono frasi che, prese singolarmente, possono contenere qualcosa di vero. Abbiamo bisogno di ricordarci che abbiamo valore, che non dobbiamo vivere sempre secondo le aspettative degli altri, che le nostre emozioni meritano ascolto. Eppure, dopo averne lette tante, a volte provo una certa stanchezza. Forse perché spesso sembrano raccontare una versione della vita in cui il centro è sempre e soltanto l'io. Io, i miei bisogni, la mia libertà, la mia realizzazione. Ma l'essere umano non vive da solo. Siamo fatti anche di legami, responsabilità, reciprocità. Le nostre scelte hanno conseguenze sugli altri e anche gli altri, inevitabilmente, fanno p...

La gentilezza che non fa rumore 

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C'è una forma di gentilezza che mi ha sempre affascinato. È quella che non fa rumore. Non si manifesta nei grandi gesti, ma nelle piccole attenzioni di ogni giorno. È la gentilezza di chi lascia uscire una persona da una stanza prima di entrarvi. Di chi rimette a posto la sedia dopo essersi alzato da un tavolino in un locale pubblico. Di chi riporta la tazzina al bancone del bar, anche se sa benissimo che potrebbe lasciarla lì e che qualcuno passerà comunque a ritirarla. Di chi raccoglie una cartaccia o una bottiglia abbandonata in un parco, perché quel luogo, in fondo, è un po' anche casa sua. Di chi parla a bassa voce al telefono sui mezzi pubblici, pensando anche a chi gli è seduto accanto. Sono gesti minuscoli. Forse nessuno li nota. E proprio per questo mi sembrano i più sinceri. Chi li compie non lo fa per ricevere un complimento o un ringraziamento. Non è buonismo, e non è nemmeno una questione di galateo. È semplicemente un modo di stare al mondo. Mi torna in mente una ...

Quando il silenzio non pesa

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Foto scattata da mia figlia. Col passare degli anni apprezzo sempre di più il silenzio . Ci sono momenti in cui parlo volentieri, anche a ruota libera. Ma ho scoperto di avere bisogno, con altrettanta intensità, di spazi in cui non si dice nulla. Con alcune persone è quasi impossibile. Sembrano non riuscire a stare in silenzio. Come se una pausa nella conversazione fosse qualcosa da evitare a tutti i costi. Così si sentono in dovere di trovare sempre un nuovo argomento, di tenere vivo il dialogo, come se il silenzio fosse un imbarazzo da colmare. Con altre persone, invece, il silenzio non spaventa . Ci si può concedere qualche minuto di silenzio senza sentirsi a disagio. Ognuno resta con i propri pensieri, sapendo che non c'è bisogno di riempire ogni spazio con le parole. E, paradossalmente, anche quel silenzio diventa un modo di stare insieme. Credo che questo dipenda un po' dal carattere, un po' dal lavoro che facciamo e molto dalle abitudini con cui siamo cresciuti. C...

E se cambiasse anche un solo filo?

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  Ogni tanto mi soffermo a pensare a come sarebbero andate le cose se la vita avesse preso una strada diversa. Mi chiedo cosa sarebbe successo se... Se all'asilo fossi finita in un'altra classe e non avessi conosciuto un'amica che, dopo tanti anni, è ancora parte della mia vita. Se alle medie non avessi frequentato quel corso di inglese dove ho incontrato un'altra persona a cui sono ancora molto legata. Se non avessi preso una certa decisione, dalla quale è nato l'incontro con la mia dolce metà. Se non avessi letto quell'annuncio di lavoro che mi ha portato a trascorrere tanti anni proprio in quel posto. O, andando ancora più indietro, se un altro spermatozoo avesse incontrato quell'ovulo. Non sarei nata io. E, di conseguenza, anche la figlia che oggi conosco e amo avrebbe potuto non esistere. Alla fine degli anni Novanta uscì un film che mi colpì molto: Sliding Doors . L'idea era semplice e affascinante. La protagonista perde — o riesce a prendere — la ...

Esprimi un desiderio

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Quando si passa accanto a un pozzo o a una fontana, c'è un gesto che quasi tutti conosciamo: si lancia una monetina nell'acqua e si esprime un desiderio. In pochi, però, si chiedono da dove venga questa usanza. Le sue radici sono molto antiche. Già i Romani e i Celti, e prima ancora molti altri popoli, consideravano sorgenti, pozzi, laghi e fiumi luoghi sacri, abitati da divinità o spiriti della natura. Per chiedere protezione, salute, fertilità o buona sorte, lasciavano nelle acque un'offerta: una moneta, un gioiello, un pezzo di pane, un po' di miele o di vino. Era un modo per affidare un desiderio a qualcosa di più grande di sé. Ogni tanto mi capita ancora di ripetere quel gesto. E ogni volta resto per un attimo con la monetina in mano, senza sapere bene quale desiderio esprimere. Per non pensarci troppo, finisco spesso per scegliere quello più semplice: fare un bel viaggio. Ma, se mi concedo qualche minuto in più, mi accorgo che la lista dei desideri cambia. E, quas...

Il peso invisibile

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Ognuno di noi ha una capacità diversa di sopportare i pesi della vita. Ciò che per una persona può essere quasi insostenibile, per un'altra può rientrare nella normale quotidianità. E vale anche il contrario: ci sono situazioni che alcuni affrontano con apparente serenità e che, per altri, diventano motivo di grande sofferenza. Per questo mi capita spesso di chiedermi dove certe persone trovino la forza. Ci sono uomini e donne che attraversano prove durissime e continuano ad andare avanti con una dignità che lascia senza parole. E ci sono persone che, viste dall'esterno, sembrano avere tutto: una famiglia, un lavoro, una vita tranquilla. Eppure faticano ogni giorno a stare bene. La mente e il cuore di ciascuno restano, in parte, un mistero. Noi vediamo soltanto quello che affiora in superficie. Non conosciamo la storia completa, le ferite, le paure, la stanchezza che qualcuno si porta dentro. E proprio per questo i confronti lasciano spesso il tempo che trovano. A volte ci sen...

Ci sono giorni così

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Ci sono giorni in cui tutto sembra irritarci. Sarà il caldo soffocante dell'estate. O magari un fastidio fisico che ci accompagna da ore. Ma, più di tutto, sono le persone a metterci alla prova. Con le loro richieste, le loro pretese, i loro modi di fare, che in quel momento sembrano tutti fuori posto. E viene quasi voglia di mandare tutti a quel paese. Che, a pensarci bene, dev'essere un posto affollatissimo, con tutta la gente che ci spediamo ogni giorno. In realtà, spesso, non desideriamo altro che una cosa molto semplice: un po' di quiete. Qualche ora senza dover rispondere a qualcuno, decidere qualcosa, risolvere problemi. Solo che la vita, di solito, non si ferma perché noi siamo stanchi. La pressione resta. E, se non possiamo eliminarla, dobbiamo trovare un modo per non lasciarcene schiacciare. Ognuno ha il suo. Io, quando mi sento così, trovo conforto nelle persone che mi vogliono bene. Mi accorgo ogni volta di quanto sia prezioso e per nulla scontato avere qualcuno...

L'eredità invisibile

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Capita a tutti, prima o poi, di fare esperienza dell'assenza. All'inizio, magari, è una nonna. Uno zio. Poi, con il passare degli anni, può essere un ex compagno di scuola, un'amica, un collega. Persone che hanno occupato un posto diverso nella nostra vita, ma che, in un modo o nell'altro, ne hanno condiviso un tratto. Il vuoto che lasciano non è mai uguale. A volte è lieve, quasi silenzioso. Altre volte è immenso e sembra impossibile immaginare che, un giorno, si possa imparare a conviverci. Chi crede pensa che quel distacco sia soltanto temporaneo, e che esista un luogo in cui ci si ritroverà. Molte persone che non credono raccontano comunque di continuare a sentire la presenza di chi hanno amato. Come se il legame non si fosse spezzato del tutto. Così capita di rivolgersi a loro in silenzio. Di immaginare cosa direbbero davanti a una scelta importante. Di sorridere ripensando a una frase che ripetevano sempre. Ognuno attraversa il dolore a modo suo. Non esiste un tem...

Quando siete felici, fateci caso 

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Komorebi  è l'abbraccio della luce che danza tra le foglie, ci ricorda che anche ciò che è effimero può essere profondamente bello. C'è una frase che ogni tanto riaffiora in rete e che, ogni volta, mi fa fermare un momento. «Quando siete felici, fateci caso.» L'ha pronunciata per la prima volta lo scrittore statunitense Kurt Vonnegut durante uno dei suoi discorsi ai neolaureati. Anni dopo, ha scelto proprio queste parole come titolo della raccolta di quei discorsi. Mi colpisce perché sembra semplice, quasi banale. Eppure non lo è affatto. Spesso la felicità arriva senza fare rumore. Mentre la stiamo vivendo, siamo già con il pensiero a ciò che verrà dopo: il prossimo impegno, la prossima telefonata, la prossima cosa da fare. Solo più tardi ci accorgiamo che quello era uno di quei momenti che valeva la pena abitare fino in fondo. Aveva ragione anche Totò quando, in una celebre intervista di Oriana Fallaci, disse: «Forse vi sono momentini minuscolini di felicità, e sono quel...

Il bisogno di essere visti

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C'è un bisogno di cui si parla poco, forse perché ci mette un po' in imbarazzo. È il bisogno di essere visti. Non nel senso di essere al centro dell'attenzione o di ricevere applausi. Quello è un'altra cosa. Essere visti significa qualcosa di molto più semplice. Significa sentire che qualcuno si accorge di noi. Che legge quello che scriviamo. Che ascolta quello che raccontiamo. Che, quando attraversiamo un momento difficile, trova il tempo per dirci anche solo: "Ti sono vicino." Credo che questo bisogno ci accompagni fin dall'infanzia. Lo sguardo di chi ci accoglie contribuisce a costruire il nostro senso di esistere e di avere valore. Per molto tempo ho pensato che, crescendo, avremmo dovuto imparare a bastare a noi stessi, fino a non aver più bisogno dello sguardo degli altri. Oggi non lo penso più. Credo invece che il desiderio di essere visti non scompaia mai. Quello che può cambiare è il modo in cui lo viviamo. Possiamo continuare a rincorrere lo sgua...

La giusta distanza

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Ogni persona è diversa, e sarebbe impossibile racchiudere la complessità umana in poche categorie. Eppure ci sono atteggiamenti che ritornano con una certa frequenza. Mi capita spesso di osservare due modi molto diversi di stare al mondo. Da una parte ci sono le persone che sembrano occupare quasi tutto il proprio orizzonte. Ascoltano poco, perché riportano facilmente ogni conversazione su di sé. Le loro esperienze, le loro opinioni e il loro modo di vedere le cose finiscono quasi sempre al centro del dialogo, lasciando poco spazio a quello degli altri. Non sempre lo fanno per cattiveria. Molto spesso è semplicemente il loro modo di funzionare. L'empatia non è il loro punto di forza, perché il loro sguardo resta quasi sempre rivolto verso se stessi. Dall'altra parte ci sono le persone che fanno quasi il percorso opposto. Si mettono continuamente nei panni degli altri. Colgono sfumature, stati d'animo, bisogni non espressi. A volte anche troppo. Proprio perché sono molto sen...

Quello che una fotografia non racconta

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È tempo di vacanze. E, inevitabilmente, anche di fotografie di vacanze. C'è stato un tempo – che oggi sembra lontanissimo – in cui Internet non c'era ancora. Chi tornava da un viaggio organizzava una serata a casa. I più tecnologici tiravano fuori il proiettore per le diapositive. Si spegnevano le luci e, per un'oretta, era un po' come andare al cinema. Ma la parte più bella non erano le fotografie. Erano i racconti. Ogni immagine diventava il punto di partenza per un aneddoto, una risata, un imprevisto, un incontro curioso. Le fotografie erano solo un filo. A dare loro significato erano le parole. Oggi abbiamo migliaia di foto nel telefono. Le guardiamo una volta, le condividiamo sui social o nello stato di WhatsApp e poi, spesso, ce ne dimentichiamo. Ho l'impressione che agli altri interessino relativamente. E, a dire il vero, succede anche a me. Ognuno è preso dalla propria vita, dalle proprie immagini, dai propri ricordi. Forse il punto è che una fotografia, da ...

Modalità "lamentatio"

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Credo che capiti un po' a tutti di lamentarsi. La differenza, forse, sta in quanto tempo restiamo in quella modalità. Per alcune persone sembra diventare un vero e proprio stile di vita. Se ci si pensa, ci si può lamentare praticamente di tutto. Del tempo, per esempio: troppo caldo in estate, troppo freddo in inverno. E, naturalmente, le mezze stagioni non ci sono più. Poi ci sono le persone: i parenti, i vicini di casa, i colleghi, i capi, gli amici. E la lista può allungarsi all'infinito: l'amministratore di condominio, chi si occupa delle pulizie, della raccolta differenziata, il traffico, le code, i ritardi... Naturalmente ci sono situazioni in cui lamentarsi è comprensibile. Se un servizio non funziona o un prodotto non mantiene ciò che promette, è giusto segnalarlo. Il punto è un altro. A volte la lamentela sembra diventare più importante della soluzione. Si cerca qualcuno che ci dia ragione, che confermi quanto sia assurda quella situazione, più che qualcuno con cui ...

L'imperfezione del perfezionismo 

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Gran brutta cosa il perfezionismo. Guasta la vita. Perché la vita è imperfetta. E, a ben guardare, lo è anche la natura. Basta osservare un albero: nessun ramo è identico a un altro. Oppure un fiore, con i suoi petali irregolari, le foglie mangiucchiate dagli insetti, i colori che sfumano senza seguire regole precise. Il perfezionismo porta a desiderare di essere impeccabili. Fare tutto nel modo giusto. Non sbagliare. Non dimenticare. Non deludere. Naturalmente è impossibile. E allora arriva la parte peggiore: non ci si limita a sbagliare. Ci si sente sbagliati. Il paradosso è che anche cercare di smettere di essere perfezionisti può trasformarsi in un nuovo compito da svolgere... perfettamente. Bisognerebbe imparare ad essere più indulgenti con se stessi. Non giudicarsi. Accettare gli errori. Vivere con più leggerezza. E quando non ci si riesce? Ci si sente di nuovo inadeguati. Come se si avesse fallito anche nel tentativo di diventare meno perfezionisti. Forse è proprio qui che il pe...

Gratitudine, più che nostalgia

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Ci sono persone con cui abbiamo condiviso un tratto di strada. Amici d'infanzia con cui siamo cresciuti, tra merende condivise, ginocchia sbucciate e litigi che non impedivano mai di tornare a giocare insieme. Amici conosciuti durante l'adolescenza, quando si è sinceramente convinti che si resterà amici per sempre. Amici incontrati da adulti, mentre i figli giocavano insieme come cuccioli e noi, intanto, imparavamo a conoscerci. Compagni di viaggio sui treni, colleghi con cui si pranzava ogni giorno, persone che, quasi senza accorgercene, sono entrate a far parte della nostra quotidianità. E poi ci sono quelli che, semplicemente, arrivano. Apparentemente senza un motivo particolare. E, per un periodo, diventano parte della nostra vita. Poi, a volte, succede qualcosa. O forse non succede nulla. La vita cambia ritmo. Si cambia casa, lavoro, città. I figli crescono. Arrivano nuovi impegni, nuove abitudini, nuove persone. E, quasi senza accorgercene, ci si perde di vista. Non sempr...

Non tutto deve piacerci

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Mi capita spesso di dire, durante una conversazione, che il mondo è bello perché è vario . Succede soprattutto quando qualcuno critica un'altra persona per il puro gusto di farlo: per come si veste, per come si trucca, per come porta i capelli, per l'auto che guida o per la casa in cui vive. E il commento raramente è del tipo: "Quell'auto non mi piace." Quello sarebbe semplicemente esprimere un gusto personale. Più spesso suona così: "Guarda con che macchina va in giro quello." È un atteggiamento un po' provincialotto, anche se non appartiene solo ai paesi di provincia. Lo si incontra ovunque. Di solito mi sfilo da queste conversazioni, ribadendo, appunto, che il mondo è bello perché è vario. Oppure, scherzando, che è bello perché è variabile . In genere questo basta a rovinare un po' il gioco a chi cercava una complice. Non so che farci: commentare gli altri mi annoia profondamente. Non per snobismo. Semplicemente perché preferisco spendere il...

Mentre loro crescono

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Si dice: "Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi, problemi grandi." Quando i figli entrano nell'adolescenza – o, ormai, già nella preadolescenza, che sembra iniziare sempre prima – ci si accorge che quel proverbio contiene una parte di verità. Chi ha figli più grandi ascolta spesso i giovani genitori raccontare le fatiche dei primi anni e, quasi inevitabilmente, sorride. E, prima o poi, tira fuori quel famoso detto. Anch'io me lo sono sentita ripetere tante volte. Ma, come credo succeda a molti, allora non gli diedi troppo peso. I problemi di quel periodo mi sembravano già grandi. Com'era possibile che ne arrivassero di ancora più grandi? Poi i figli crescono. E, insieme a loro, crescono anche le domande, le responsabilità e le preoccupazioni. Ma cresce anche qualcos'altro. Noi. Un po' alla volta impariamo ad affrontare sfide che qualche anno prima ci sarebbero sembrate insormontabili. Spesso sbagliando. E sperando, ogni volta, di non far...

C'è tutto un mondo intorno

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A volte basta prendere un giorno di ferie. Un giorno solo, non una settimana. Basta rallentare. Senza fare nulla di straordinario. Fare colazione al bar, all'aperto. Passeggiare in un parco. Entrare in biblioteca e sfogliare qualche pagina di un libro. Pranzare con un'amica. Piccole cose, fatte senza fretta. Respirando. Ed è proprio allora che ci si accorge di una cosa. Mentre noi siamo presi dalla nostra routine, c'è tutto un mondo che continua a vivere intorno. C'è un gelsomino in fiore di cui non ci eravamo mai accorti. Stavolta, però, ne sentiamo il profumo prima ancora di vederlo. C'è un cagnolino che ci segue dall'interno del giardino mentre camminiamo lungo la recinzione. Passando in auto non l'avevamo mai notato. C'è un nonno seduto sulla stessa panchina, con il nipotino nel passeggino. C'è la fiorista che ogni mattina sistema i vasi all'esterno del negozio. Sono sempre stati lì. Sono io che, semplicemente, passavo troppo in fretta per ac...

Quando avrò più tempo 

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C'è una cosa che, ciclicamente, mi ritrovo a dire a me stessa. «Quando avrò più tempo.» Che, tradotto, nella mia testa significa più o meno: in un'altra vita . Mi piacerebbe fare decluttering in casa. Sogno una casa con pochi, pochissimi oggetti. Tanto spazio. Tanta luce. Una casa che trasmetta leggerezza. Il problema è che assomiglia molto poco a quella in cui vivo oggi. Casa mia è una casa vissuta, accogliente. Non una casa-vetrina. Negli anni, però, si è riempita di cose. E di spazio libero ce n'è decisamente meno di quanto vorrei. Questo desiderio riaffiora soprattutto quando cerco qualcosa e non la trovo. Allora apro cassetti, sposto scatole, ribalto mezza casa finché quell'oggetto non salta fuori. Ed è proprio in quei momenti che mi prometto: adesso basta, bisogna fare spazio. Poi, però, mi guardo intorno. Ho l'impressione che eliminare qualche oggetto sarebbe come cercare di svuotare il mare con un secchiello. Così mi scoraggio ancora prima di iniziare. E rim...

Quando arriva il vuoto

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Credo che tutti, almeno di tanto in tanto, sperimentiamo un momento di vuoto. Può spaventare. Può far sentire sbagliati. Ci immaginiamo che gli altri abbiano una vita sempre piena: di attività, di amici, di momenti indimenticabili. Anche i social, in fondo, alimentano facilmente questa illusione. La verità, però, è un'altra. Nessuno sfugge davvero a quei momenti. Possono arrivare anche in una vita piena di affetti, di lavoro, di interessi. A volte arrivano dopo un periodo intenso. Altre durante un cambiamento. Altre ancora senza una ragione che sappiamo spiegare. C'è solo chi li mostra e chi li nasconde. E chi, appena arrivano, prova in tutti i modi a scappare. La fuga più semplice è prendere in mano il telefono. Cominciare a scorrere uno schermo. Guardare un video dopo l'altro. Scrivere a qualcuno. Riempire il silenzio. Forse anche perché ci siamo abituati a pensare che ogni spazio vuoto vada riempito. Che dovremmo essere sempre occupati, coinvolti, soddisfatti. Per qualch...