Tanti soli
Molte volte si dà tanto peso a quello che gli altri pensano di noi. A come ci vedono. A come ci giudicano.
Probabilmente è un problema vecchio quanto l'umanità.
Siamo esseri sociali. Abbiamo sempre avuto bisogno degli altri, per vivere, per sentirci parte di qualcosa, per essere accettati. E proprio per questo, da sempre, le relazioni possono darci molto e, allo stesso tempo, farci soffrire.
Non succede soltanto a noi.
Nel mondo animale gli individui della stessa specie vivono in branco, in stormo, in gregge, in sciame. Cambiano i contesti, cambiano i comportamenti, ma stare insieme significa anche confrontarsi, cercare un posto, essere accettati o esclusi.
Eppure, ogni tanto, mi torna in mente una cosa piuttosto semplice: agli altri importa molto meno di noi di quanto immaginiamo.
Non è necessariamente una cosa triste.
Qualcuno ci vede per un momento, ci apprezza, ci critica, si fa un'idea di noi.
Poi torna alla propria vita.
Una frase che abbiamo detto e che continuiamo a ripensare per ore, forse per giorni, nella mente di chi l'ha ascoltata è rimasta appena qualche minuto.
Una figuraccia che noi ricordiamo ancora a distanza di anni, probabilmente non la ricorda quasi nessuno.
Un vestito che abbiamo scelto con cura, chiedendoci cosa ne penseranno gli altri, magari non è stato particolarmente notato.
Ognuno è preso dalla propria vita, dai propri pensieri, dalle proprie preoccupazioni, dalle proprie piccole gioie.
A parte quelle poche persone che hanno scelto di dedicare la propria vita agli altri, la maggior parte di noi non ha né il tempo né l'attenzione per osservare così a lungo la vita di qualcun altro.
Forse perché ognuno si sente, inevitabilmente, al centro del proprio mondo.
Tanti piccoli mondi che si incrociano, si sfiorano, a volte si intrecciano.
Tanti soli.
E noi, per gli altri, possiamo essere importanti, possiamo essere amati, possiamo essere ricordati.
Per alcune persone possiamo essere molto più di questo. Possiamo essere il centro del loro mondo.
Ma per la maggior parte delle persone, raramente siamo il centro.
Come loro, del resto, raramente sono il centro del nostro.
Forse è proprio questo che può essere liberatorio.
Non significa smettere di preoccuparci delle persone a cui vogliamo bene, né diventare indifferenti a quello che pensano di noi.
Significa soltanto ridimensionare un po' quello sguardo che immaginiamo continuamente puntato su di noi.
Perché mentre noi pensiamo a come ci vedono gli altri, gli altri, molto probabilmente, stanno pensando a come li vediamo noi.
E intanto ognuno continua a girare nella propria orbita.
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