Quando la bolla scoppia


Una bolla di sapone sospesa davanti a una vegetazione verde sfocata, con riflessi iridescenti di cielo azzurro e alberi sulla sua superficie trasparente.


Capita, dopo essere stati immersi a lungo in qualcosa — la lettura di un libro, la visione di un film, oppure semplicemente dopo aver passato molto tempo sul telefono — di riemergere con una certa fatica.

Come se per un po' fossimo stati altrove.

C'è un momento iniziale di straniamento in cui facciamo quasi fatica a tornare nel mondo dei vivi.

Si stava bene, dopotutto, nella bolla che ci eravamo creati.

Una piccola parentesi in cui ci siamo sottratti, almeno per un po', ai problemi reali, alle cose che ci pesano, a tutto quello che ci aspetta fuori.

Poi la bolla scoppia.

E quello che avevamo lasciato fuori torna.

Tutto insieme.

Magari non è cambiato nulla nel frattempo.

I problemi sono ancora lì, le cose da fare sono ancora lì, le situazioni che ci preoccupano non hanno improvvisamente trovato una soluzione mentre noi eravamo distratti da un romanzo o da un film.

Eppure, dopo essere stati per un po' dentro quella parentesi, ritrovarsele davanti tutte insieme può sembrare ancora più pesante.

Per qualche istante si vorrebbe semplicemente tornare dentro la bolla.

Ricominciare a leggere.

Guardare un'altra puntata.

Prendere in mano il telefono.

Qualunque cosa, pur di non ritrovarsi di nuovo lì.

Ma sappiamo che non possiamo farlo per sempre.

E allora, prima o poi, bisogna tornare a guardare quello che c'è.

Quello che sto imparando a fare, con una certa fatica, è cercare di non guardarlo tutto insieme.

Quando qualcosa mi pesa molto, tendo a percepirlo come un unico blocco.

Una cosa grande, compatta, difficile persino da avvicinare.

E forse è proprio questo che la rende ancora più difficile da affrontare.

Così provo a spezzettarla.

A prendere le cose una alla volta.

Quello che posso fare oggi.

Quello che può aspettare domani.

Una telefonata.

Una cosa da sistemare.

Una decisione da prendere.

Non tutto contemporaneamente.

Non perché, così facendo, il problema diventi magicamente più piccolo.

Semplicemente perché diventa un po' più possibile starci davanti.

È un po' quello che scrivevo anche in Un passo alla volta.

Ci sono momenti in cui guardare l'intero percorso può essere scoraggiante.

Forse perché non abbiamo bisogno di vedere subito tutta la strada.

Ci basta, qualche volta, vedere dove mettere il piede.

Poi fare un altro passo.

E poi un altro ancora.

Perché anche una lunga camminata, alla fine, comincia in un modo molto semplice:

mettendo un piede davanti all'altro.


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