Quel che resta di noi negli altri
A volte mi sorprendo a pensare che, su più di otto miliardi di persone che popolano la Terra, non ce ne siano due uguali.
Otto miliardi.
E ognuna è diversa dalle altre.
Mi capita ogni tanto che qualcuno mi dica che gli ricordo un'altra persona.
E allora mi chiedo: chissà chi è.
Forse da qualche parte nel mondo esiste davvero qualcuno che mi somiglia molto.
Un sosia che cammina per le strade di una città che non conosco, che ha magari i miei stessi tratti, qualcosa del mio modo di muoversi, forse persino qualche espressione simile.
Eppure non sarebbe mai me.
Non soltanto perché non avrebbe esattamente il mio viso, il mio corpo, la mia voce.
Ma perché avrebbe avuto una vita diversa.
Avrebbe incontrato persone diverse.
Avrebbe fatto esperienze diverse, preso decisioni diverse, attraversato momenti che io non ho vissuto.
E sarebbero proprio tutte queste cose, messe insieme, ad averlo reso quello che è.
Perché ciò che ci rende unici non è soltanto il nostro aspetto.
È anche tutto ciò che ci è successo.
Le persone che abbiamo incontrato.
Le cose che abbiamo imparato.
Le delusioni, le gioie, le paure, le scelte, gli errori.
Anche quelle esperienze che, mentre le vivevamo, ci sembravano insignificanti e che invece, chissà come, sono rimaste lì a costruire un piccolo pezzo di noi.
Siamo, in qualche modo, la somma di una storia che nessun altro ha vissuto esattamente come noi.
Ma c'è una cosa che trovo ancora più sorprendente.
Non siamo soltanto il risultato delle persone che abbiamo incontrato.
Anche noi diventiamo parte della storia degli altri.
Ogni volta che incontriamo qualcuno, che ci parliamo, che condividiamo qualcosa, lasciamo inevitabilmente una traccia.
A volte è una cosa importante.
Altre volte è soltanto una frase.
Un consiglio.
Un gesto.
Una risata.
Un modo di guardare una situazione.
Persino un incontro che per noi è durato pochi minuti potrebbe essere rimasto nella memoria di qualcun altro molto più a lungo di quanto immaginiamo.
E naturalmente non lo sapremo quasi mai.
Non sapremo quali parole nostre qualcuno si è portato dietro.
Quale gesto ha ricordato.
Quale incontro, magari apparentemente casuale, ha contribuito a cambiare anche solo un poco il modo in cui quella persona vedeva se stessa o il mondo.
Questo vale per le persone che amiamo, naturalmente.
Ma forse anche per quelle che conosciamo appena.
Persino per quelle che ci stanno meno simpatiche.
Perché anche chi incontriamo per caso ha una storia che non conosciamo.
Ha attraversato cose che ignoriamo, ha accumulato esperienze che non possiamo vedere, ed è diventato la persona che abbiamo davanti attraverso un percorso che nessun altro ha fatto esattamente nello stesso modo.
Forse è per questo che dovremmo guardare gli altri con un po' più di meraviglia.
Non perché siano tutti straordinari nel senso in cui normalmente intendiamo questa parola.
Ma perché ognuno porta con sé qualcosa che non esiste in nessun'altra persona.
Una combinazione irripetibile di storia, esperienze, incontri e scelte.
E la cosa più curiosa è che, in qualche modo, le nostre storie si intrecciano continuamente.
Anche quando non ce ne accorgiamo.
Anche quando non sapremo mai in che modo.
Persino quando gli altri non se ne accorgono.
Da qualche parte, nella storia di qualcun altro, esiste anche un piccolo pezzo di noi.
E forse è proprio questo che rende ancora più sorprendente il fatto che, tra più di otto miliardi di persone, non ce ne siano due uguali.

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