Con chi ne parli?
Negli ultimi tempi mi capita di confidarmi meno con gli altri.
Non perché vada tutto bene.
E nemmeno perché sia diventata più riservata.
Semplicemente, mi accorgo che sempre più spesso preferisco tenere per me ciò che mi preoccupa.
E la cosa mi sorprende un po'.
Per molto tempo, infatti, ho fatto parte di quella categoria di persone che sentono il bisogno di parlare delle difficoltà.
Di raccontarle, di confrontarsi, a volte di sfogarsi.
Non necessariamente per trovare una soluzione.
Più spesso per sentirsi meno soli nel portarne il peso.
Oggi, invece, mi ritrovo più vicina alla categoria opposta.
A chi tende a tenersi dentro i propri crucci.
Non per pudore.
Piuttosto perché mi sto accorgendo che ascoltare davvero è una qualità meno diffusa di quanto immaginassi.
Molte persone non sono cattive. Sono semplicemente occupate.
Dalle proprie preoccupazioni, dalle proprie urgenze, dai propri pensieri.
E così, mentre tu racconti qualcosa che per te ha un certo peso, vedi il loro sguardo scivolare altrove.
Non sempre per mancanza di affetto.
A volte semplicemente perché ognuno sta già facendo i conti con ciò che si porta dentro.
Con il tempo ho imparato che non tutto deve necessariamente essere condiviso.
Alcune cose maturano meglio nel silenzio.
Altre trovano spazio solo davanti a poche persone.
Il punto non è parlare o tacere.
È capire con chi vale la pena fare una cosa o l'altra.
E se abbiamo la fortuna di trovare qualcuno davanti al quale non dobbiamo scegliere con cura le parole, ridurre il peso delle cose o fare in modo che la nostra fatica meriti attenzione, allora possiamo permetterci di essere semplicemente noi stessi.
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