Nati nello stesso mondo?




Circa cent'anni fa il sociologo Karl Mannheim scrisse che una generazione non è semplicemente un gruppo di persone nate nello stesso periodo. È un gruppo di persone cresciute sotto lo stesso cielo, attraversate dagli stessi eventi negli anni in cui si forma il loro modo di vedere il mondo.

Da allora abbiamo preso l'abitudine di dare un nome alle generazioni.

Lost Generation, Greatest Generation, Silent Generation, Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Gen Z, Gen Alpha, Gen Beta.

Categorie imperfette, naturalmente. Nessuno entra davvero in una definizione come in una scatola.

Conosco persone della Generazione X che si definiscono serenamente "Boomer dentro", e ragazzi della Gen Z che sembrano usciti da un'altra epoca.

Eppure qualcosa di vero c'è.

Perché il mondo in cui cresciamo ci lascia addosso delle tracce.

Me ne accorgo osservando mia figlia e i suoi coetanei.

Io appartengo a una generazione che ha visto arrivare Internet.

Loro appartengono a una generazione che non ha mai conosciuto un mondo senza Internet.

Può sembrare una differenza piccola.

Non lo è.

Noi entravamo in rete.

Loro ci vivono dentro.

Sono cresciuti con uno smartphone sempre in tasca e una connessione sempre disponibile.

Perfino di notte.

Noi ci davamo appuntamento in una piazza, su un muretto, sui gradini di un negozio chiuso la sera.

E chi c'era, c'era.

Loro condividono la posizione in tempo reale e cambiano programma tre volte nel giro di un pomeriggio.

Con una naturalezza che mi stupisce.

Sono cresciuti guardando il mondo intero attraverso uno schermo.

Possono seguire una serie americana, ascoltare musica sudamericana, guardare anime giapponesi e commentare tutto con amici che vivono dall'altra parte del pianeta.

Per loro è normale.

Hanno un rapporto diverso con l'autorità.

Meno automatico.

Meno basato sul ruolo.

Più orientato a chiedere spiegazioni.

Non: "Hai ragione perché sei il capo."

Piuttosto: "Spiegami perché dovrei darti ragione."

Parlano apertamente di ansia, burnout, salute mentale e benessere emotivo.

Argomenti che per molte generazioni precedenti erano spesso stigmatizzati o confinati nel privato, quando non addirittura nascosti.

Sono cresciuti tra pandemia, crisi climatica, guerre e incertezze economiche.

Forse anche per questo mi sembrano, allo stesso tempo, più consapevoli e più fragili.

Più ansiosi e più liberi.

Rifiutano le etichette.

Oppure se ne scelgono di nuove.

Mettono in discussione identità, percorsi di vita, ruoli e aspettative che per molti di noi apparivano quasi scontati.

Non so se questo li renderà una generazione migliore delle precedenti.

Probabilmente no.

Ogni generazione porta con sé conquiste, limiti, contraddizioni e punti ciechi.

So però che osservandoli mi accorgo di quanto velocemente stia cambiando il mondo intorno a noi.

E di quanto, a volte, faccia fatica a stargli dietro.

Li guardo muoversi in questo paesaggio nuovo con una disinvoltura che per me resta difficile da immaginare.

E penso che, forse, tra qualche decennio, saranno loro a osservare i propri figli con lo stesso stupore.

Chiedendosi quando il mondo abbia accelerato così tanto.

E domandandosi chi siano davvero quei ragazzi così diversi da loro.

Proprio come facciamo noi oggi.


Sullo stesso filo...







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