Fare finta di non esistere. Solo per un giorno, promesso.




Ci sono giorni in cui gioco a fare finta che...

Invece di andare al lavoro, mi fermo in una stazione poco frequentata, una di quelle dove è improbabile incontrare qualcuno che conosco.

Prendo un treno per la città.

E poi, dalla grande stazione piena di turisti e persone di passaggio, ne prendo un altro per il mare.

Il mare più vicino.

Quel tanto che basta per sedermi davanti all'acqua qualche ora e riuscire a essere di nuovo a casa per sera, come se niente fosse.


Altre volte, invece, il treno lo immagino nella direzione opposta.

Fino al capolinea ai piedi delle montagne.

E da lì una camminata in salita, verso un rifugio affacciato su un grande prato, con tutta la pianura sotto e un pezzetto di lago in lontananza.


Oppure ancora mi basterebbe il grande parco non troppo lontano da casa.

Così grande che ci si può perdere davvero.

Passare il tempo a seguire gli scoiattoli, senza una meta, senza un programma, senza dover essere utile a nessuno.


Fare finta, insomma, che per un giorno non esisto.

Che per qualche ora il mondo possa andare avanti senza di me.

E probabilmente lo farebbe senza troppi problemi.

La Terra continuerebbe a girare intorno al Sole.

Le persone che amo troverebbero comunque il modo di cavarsela.

Le e-mail aspetterebbero.

Le notifiche pure.

Solo un giorno.

Una piccola tregua.

Senza sensi di colpa.

Poi torno, promesso.


Sullo stesso filo... 

Già che ci sei

Questa velocità

Tutto il tempo che ti serve

La vita è tutta così (tra schiarite e temporali)




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