Quel che resta
Negli anni dell'adolescenza, come molti miei coetanei, ero convinta che avremmo potuto cambiare il mondo.
Quello che ci avevano consegnato le generazioni precedenti ci stava stretto.
Sognavamo un mondo più giusto. Un mondo in cui le guerre appartenessero al passato, con una distribuzione più equa delle risorse, una maggiore libertà di essere noi stessi, senza il peso di certi pregiudizi e di uno sterile perbenismo.
Fino alla guerra nella ex Jugoslavia, al di là del mare, pensavamo davvero che la guerra fosse una cosa dei nostri nonni.
I miei eroi erano persone che avevano fatto scelte radicali.
Chi aveva lasciato la città per trasferirsi in campagna e reinventarsi una vita. Chi era partito per fare volontariato in Africa o in America Latina. Alcuni li avevo anche conosciuti e la loro esistenza mi sembrava la prova concreta che un altro modo di vivere fosse possibile.
Forse, se allora avessi potuto vedere la mia vita di oggi, l'avrei trovata troppo ordinaria.
Invece la mia vita, oggi, mi piace.
Non ho particolari rimpianti.
Quello che non mi piace è il modo in cui il mondo è cambiato.
In questi anni ho visto crescere la distanza tra chi dispone di ricchezze difficili perfino da immaginare e chi fatica ad arrivare alla fine del mese.
Ho visto risorse e opportunità concentrarsi sempre di più nelle mani di pochi.
E ho visto crescere un malessere diffuso che spesso non si vede dall'esterno.
Fragilità, sofferenze emotive, più fatica a stare al mondo.
Persone che hanno molto più di quanto avessero le generazioni precedenti e che, nonostante questo, non sembrano necessariamente più felici.
Allora mi chiedo: era soltanto un'illusione adolescenziale?
Era davvero un'isola che non c'è, come cantava Bennato?
Che cosa è rimasto di quella speranza?
Non sono partita per l'Africa o per l'America Latina.
Non mi sono trasferita in un casolare di campagna.
Non ho cambiato il mondo nel modo in cui immaginavo allora.
Ma col tempo ho capito che non era quello il punto.
Non cambiare il mondo in modo eclatante, ma cercare di mettere un po’ di umanità, di giustizia e di libertà nella vita che conduciamo ogni giorno: nelle relazioni che costruiamo, nel modo in cui guardiamo gli altri e nelle scelte, piccole o grandi, che ci capita di fare.
Negli incontri fugaci e nei pezzi di strada percorsi insieme a qualcuno.
Non considerare inevitabili la superficialità, il cinismo o l'indifferenza. Conservare uno sguardo libero.
E lasciare il proprio piccolo pezzo di mondo appena un po' migliore di come lo si è trovato.
Non sarà il modo più spettacolare di cambiare il mondo, ma forse è uno dei pochi davvero praticabili ogni giorno.
Sullo stesso filo...
Vola liberaPiano B, C, D... e poi la vita
La vita è tutta così (tra schiarite e temporali)
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