Figli del mare tra le terre

 


Ho scoperto grazie a una canzone che "Mediterraneo" significa "in mezzo alle terre".

È una di quelle parole che impariamo alle elementari e che poi smettiamo di guardare davvero. Restano lì, familiari come i mobili di casa, finché qualcosa non ce le fa vedere con occhi nuovi.

Nel brano Rock & Räi dei Crifiu il Mediterraneo viene definito "il mare tra le terre". Una definizione semplice, quasi ovvia. Eppure mi ha fatto riflettere.

Da una parte il Nord Africa. Dall'altra l'Europa.

Terre vicinissime geograficamente. Separate da poche centinaia di chilometri d'acqua. Eppure, per molti aspetti, la distanza che le separa appare ben più ampia di quella geografica.

Per milioni di persone l'Europa rappresenta ciò che, per molti nostri antenati, rappresentava l'America: la speranza di una vita migliore, di un lavoro, di un futuro diverso.

Poi, come spesso accade, il sogno incontra la realtà. Ed è una realtà quasi mai semplice.

Il Mediterraneo è diventato anche questo: la rotta di chi parte e la frontiera di chi cerca di arrivare.

A volte persino il cimitero di chi non ce l'ha fatta.

Moderni Ulisse che non sono riusciti a raggiungere la loro Itaca.

Eppure non è questa l'immagine che mi torna in mente ogni volta che ascolto quella canzone.

Quello che mi colpisce è il modo in cui racconta il Mediterraneo come uno spazio condiviso. Un luogo che separa e, allo stesso tempo, mette in contatto. Un mare che da secoli trasporta persone, lingue, musiche, sapori, idee e storie da una sponda all'altra.

Forse, prima ancora di dividerci, questo mare ci ha insegnato a mescolarci.

A ricordarci che le culture non sono isole.

Che le identità non nascono mai da sole.

Che siamo molto più intrecciati di quanto immaginiamo.

E sarebbe bello se, guardando questo mare che bagna terre così diverse e così simili, riuscissimo ogni tanto a sentirci meno stranieri gli uni agli altri.

Un po' più figli dello stesso mare.

E dello stesso cielo.



C'è un mondo che a due passi da qui

Mescola i sogni, mescola i venti

Mescola lingue, deserti e strumenti 


Io maghrebino, turco, algerino

Berbero, libico, greco, iracheno

Io tunisino, io marocchino

Siriano, andaluso, occitano, sloveno

Montenegrino, bosniaco, croato

Palestinese, israeliano, egiziano

Io libanese, io albanese

Io salentino, io italiano 


Figlio del mare che è in mezzo alle terre

Figlio di terre abbracciate dal mare

Le unisce la storia, la tradizione

Cultura, memoria, musica e parole


Sullo lo stesso filo...

C'è sempre qualcuno più a Sud

Quelli che fanno spazio

Nati nello stesso mondo?

Quel che resta



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