Senza macigni sul cuore




Tra le tante persone che ho incontrato nella vita, alcune – poche, a dire il vero – possiedono quella che Italo Calvino chiamava leggerezza.

Non la superficialità di chi prende tutto alla leggera, ma quella di cui scriveva in Lezioni Americane:

"Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore."

Sono persone che sembrano non fare di ogni contrattempo un dramma. Non perché la loro vita sia più semplice di quella degli altri, ma perché hanno imparato a distinguere ciò che conta davvero da ciò che, con ogni probabilità, tra qualche settimana non ricorderanno nemmeno più.

Quando la vita colpisce duro è difficile rispondere con un sorriso. Ci sono dolori che chiedono tempo, pazienza e rispetto. Ma molti dei pesi che ci portiamo dietro ogni giorno appartengono a un'altra categoria. Sono fastidi, preoccupazioni, piccoli inciampi che sul momento occupano tutto lo spazio disponibile e che, visti da lontano, perdono gran parte della loro importanza.

Per alcuni questa leggerezza sembra una dote naturale. Sono quelle persone che da bambini sorridevano facilmente, ridevano di gusto per una sciocchezza e possedevano già un certo senso dell'ironia. Talvolta persino dell'autoironia, che è una qualità più rara di quanto si creda.

Per altri, invece, la leggerezza è una conquista.

Non sono nati così. Hanno attraversato periodi difficili, hanno portato sulle spalle pesi che sembravano inevitabili e, a un certo punto, hanno scelto di alleggerire il proprio zaino. Non tutto in una volta. Un sasso dopo l'altro.

Forse è proprio questa la leggerezza che mi colpisce di più.

Non quella appariscente, ma quella di chi ha imparato, lentamente, a lasciare andare ciò che non era necessario continuare a trasportare.

Eppure le persone continuano a sorprendermi.

Mi è capitato di conoscere qualcuno che consideravo l'incarnazione stessa della leggerezza e scoprire, molto tempo dopo, che stava combattendo una battaglia silenziosa contro la depressione.

Mi ha ricordato una cosa semplice: non sappiamo quasi mai quali pesi stiano portando gli altri.

Vediamo i loro sorrisi, le loro battute, il modo in cui attraversano il mondo. Molto più raramente vediamo ciò che accade dietro le quinte.

Forse è anche per questo che, crescendo, diventa più difficile raccontarsi davvero.

Da ragazzi si passano ore a parlare con gli amici, a condividere paure, sogni e incertezze. A volte persino con persone appena conosciute. Poi il tempo si riempie di lavoro, responsabilità, delusioni e prudenza. E quella disponibilità a mostrarsi vulnerabili si fa più rara.

Eppure continuo a pensare che non sia mai troppo tardi per imparare qualcosa dagli altri.

Anche da chi ha semplicemente imparato a camminare con qualche sasso in meno nello zaino.

Forse la leggerezza non è un dono riservato a pochi.

Forse è un esercizio che possiamo imparare, un passo alla volta.



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