Il culto del "già"



Vivo in una zona d'Italia dove perdere tempo è considerato uno dei peccati più gravi.

Qui le persone si portano avanti. In tutti gli ambiti della vita.

E lo raccontano con una certa soddisfazione, come a dire: io sì che sono avanti.

Fin da piccola sentivo mia madre e le mie zie confrontarsi su quante lavatrici erano riuscite a fare approfittando di una giornata di sole, così che per sera fosse già tutto asciutto. Oppure raccontare con orgoglio di aver disfatto le valigie il giorno stesso del rientro dalle vacanze e di aver rimesso ogni cosa al proprio posto.

Crescendo, ho assistito a conversazioni simili tra colleghe. C'era chi aveva già fatto il cambio dell'armadio al primo sole primaverile, salvo poi dover recuperare il giaccone pesante quando il freddo tornava all'improvviso.

Io, di solito, ascoltavo in silenzio.

E mi sentivo un po' in difetto, perché non avevo la stessa solerzia.

Poi ci sono i figli.

Già al corso di massaggio infantile, poche settimane dopo il parto, iniziavano i confronti.

"Il tuo tiene già su la testa da solo?"

"La mia no, devo ancora sostenergliela."

E così via: stare seduti, gattonare, camminare, parlare, togliere il pannolino.

Ogni tappa diventava una piccola gara involontaria.

Poi i bambini crescono e le domande cambiano, ma il meccanismo resta lo stesso.

"Ha già scelto che scuola superiore farà?"

"Si è già diplomato?"

"Farà l'università? Ormai senza laurea cosa vuoi fare?"

Poi, diventati adulti, le domande si spostano direttamente su di loro.

"Hai già il ragazzo?"

"State già pensando di sposarvi?"

"E figli, ne volete?"

"Quando farete una sorellina a questo bel bambino?"

Sempre proiettati verso il passo successivo.

Sempre invitati a raggiungere qualcosa che ancora non c'è.

Sempre un po' in ritardo rispetto a un traguardo invisibile che qualcun altro sembra aver stabilito per noi.

Ma cosa voglio io, cosa vuole mia figlia — se siamo felici, se stiamo bene, se la strada che stiamo percorrendo assomiglia a quella che desideriamo — interessa davvero a qualcuno?

A volte ho l'impressione che interessi molto di più sapere se siamo già arrivati da qualche parte.

Eppure la vita non è una gara a chi arriva prima.

E forse non a tutti interessa arrivare prima.

Forse qualcuno vuole semplicemente scegliere la propria strada e percorrerla con il passo che sente suo.


Sullo stesso filo...

Tutto il tempo che ti serve

Questa velocità

Già che ci sei

La forza di piegarsi




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