Dopo il traguardo




Quando si raggiunge finalmente un traguardo a lungo desiderato, dopo avervi investito tempo, impegno ed energie, i primi tempi spesso non sembra neanche vero. Resta addosso una sensazione sottile di incredulità, come se una parte di sé fosse ancora rimasta indietro, agganciata allo sforzo, alla tensione, all’attesa.

Può accadere poi qualcosa di inatteso.

Accanto alla gioia — a volte persino prima che la gioia si manifesti davvero — arriva un senso di vuoto. Una stanchezza sottile, quasi uno smarrimento, talvolta persino una lieve malinconia.

Ci si ferma e, quasi senza volerlo, si pensa: “E adesso?”

Non perché ciò che si è raggiunto non abbia valore. Al contrario: proprio perché lo ha, e il corpo finalmente smette di correre. Il sistema nervoso, dopo una lunga tensione, lascia la presa.

Il rischio, in quel momento, è interpretare quel vuoto come qualcosa di sbagliato. Come un segnale da correggere subito. Come se non si fosse abbastanza grati, abbastanza felici, abbastanza “giusti”. E allora si cerca di riempirlo in fretta, con un nuovo obiettivo, una nuova corsa.

Forse, invece, non c’è nulla da riempire.

Forse occorre solo fermarsi un istante.

Respirare.

E lasciare che il cuore faccia spazio a una notizia che ha aspettato a lungo il suo momento per arrivare:

“Ce l’ho fatta.”



Sullo stesso filo...







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