Ognuno ha i suoi tempi
Il tempo, se vissuto nel modo sbagliato, può complicarci parecchio la vita.
Succede quando decidiamo, o lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, che una determinata cosa debba assolutamente accadere entro un certo momento.
Ci sono, naturalmente, scadenze che devono essere rispettate. Impegni, appuntamenti, responsabilità che non possiamo rimandare a nostro piacimento.
Ma non tutto nella vita può essere racchiuso in un calendario.
A volte siamo proprio noi a stabilire delle scadenze rigide, per noi stessi e per gli altri, finendo per creare pressioni che rendono più faticosi anche passaggi che, altrimenti, potrebbero avvenire in modo più naturale.
Pensiamo, per esempio, ai bambini.
A una certa età dovrebbero riuscire a fare a meno del ciuccio.
A un certo punto dovrebbero imparare ad andare in bicicletta senza rotelle.
Tutte conquiste importanti per la loro crescita, ma che possono arrivare in momenti diversi per ciascun bambino, magari non coincidenti con quelli che hanno in mente i genitori.
A volte ci comportiamo come se esistesse una tabella di marcia valida per tutti.
Eppure, non esistono genericamente "i bambini". Esistono bambini diversi, ciascuno con il proprio carattere, le proprie capacità, le proprie difficoltà e, naturalmente, i propri tempi.
Questo, almeno in teoria, lo sappiamo.
Siamo consapevoli che non tutti imparano le stesse cose nello stesso momento e che un bambino può essere particolarmente avanti in un ambito e avere bisogno di più tempo in un altro.
Eppure, quando ci troviamo direttamente coinvolti, non è sempre facile mettere da parte le nostre aspettative.
Magari ci confrontiamo, anche involontariamente, con i figli degli amici, con quello che ci raccontano altri genitori o con ciò che viene considerato normale a una determinata età.
E così, anche senza volerlo, finiamo per vivere con una certa apprensione un passaggio che non si sta verificando nei tempi che avevamo immaginato.
Lo stesso può accadere in altri momenti della vita.
Un rallentamento nel percorso scolastico può diventare difficile da accettare, soprattutto quando avevamo immaginato un cammino diverso, con tappe ben definite e una conclusione entro un certo periodo.
E poi c'è il lavoro.
Ci aspettiamo che trovino, magari abbastanza presto, un'occupazione stabile, sicura e anche gratificante. Vorremmo che si costruissero un futuro, raggiungessero una certa autonomia, avessero qualche certezza.
Ma non sempre le cose vanno come le avevamo programmate.
Può capitare di impiegare più tempo del previsto per trovare la propria strada, di cambiare direzione, di dover ricominciare oppure di ritrovarsi in una situazione che non avevamo minimamente considerato.
E quando il tempo passa senza che si realizzi ciò che ci aspettavamo, può diventare difficile non percepire quel ritardo come un fallimento.
Forse anche perché viviamo in una società in cui tutto sembra dover accadere rapidamente.
Dobbiamo imparare, crescere, scegliere, realizzarci, raggiungere obiettivi. E spesso abbiamo l'impressione che ci sia sempre un momento giusto per fare ogni cosa, superato il quale rischiamo di essere rimasti indietro.
Ma indietro rispetto a chi?
È una domanda che non sempre ci poniamo, forse perché siamo troppo impegnati a cercare di rispettare una tabella di marcia che, qualche volta, abbiamo costruito noi stessi.
E non è nemmeno detto che sia facile liberarsene.
Anche quando comprendiamo razionalmente che ognuno ha un percorso diverso, possiamo continuare a desiderare che le cose vadano secondo le nostre aspettative. Soprattutto quando siamo preoccupati per qualcuno a cui vogliamo bene o quando sentiamo che il nostro futuro è in qualche modo in sospeso.
Non è necessariamente una questione di impazienza. A volte, dietro il bisogno di vedere le cose realizzarsi entro un certo termine, ci sono paure, incertezze e il desiderio di avere qualche punto fermo.
E così finiamo per guardare soprattutto a ciò che non è ancora successo, perdendo un po' di vista tutto quello che, nel frattempo, sta accadendo.
Naturalmente, non possiamo sempre scegliere i tempi della vita. Ci sono situazioni in cui aspettare non è possibile, decisioni che richiedono di essere prese e occasioni che non possiamo lasciare in sospeso all'infinito.
Ma ci sono anche passaggi che hanno bisogno di tempo per maturare e percorsi che non seguono necessariamente la strada che avevamo immaginato.
E forse è proprio questa una delle cose più difficili da accettare: il fatto che il tempo che abbiamo previsto per qualcosa non sempre coincide con quello di cui quella cosa ha realmente bisogno.
Non significa che ogni attesa sia positiva o che basti aspettare perché tutto si risolva. Significa, più semplicemente, che non tutto ciò che richiede più tempo del previsto è necessariamente qualcosa che non sta funzionando.
Forse il tempo diventa particolarmente pesante proprio quando smettiamo di viverlo per quello che è e cominciamo a misurarlo soltanto in base a ciò che avremmo voluto fosse già successo.
E allora mi chiedo quanto spazio lasciamo davvero alle cose per accadere, quando siamo così impegnati a stabilire entro quando dovrebbero farlo.
Perché, qualche volta, a rendere tutto più difficile non è soltanto ciò che stiamo attraversando, ma anche l'idea che avremmo già dovuto essere altrove.
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