I luoghi che ci rimangono dentro
Ci sono fasi della vita che iniziano e che, prima o poi, arrivano a una conclusione.
Lasciare la casa in cui siamo cresciuti con i nostri genitori per andare a vivere da soli o con qualcun altro.
Cambiare lavoro.
Avere un figlio.
Sono passaggi importanti, che segnano l'inizio di qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, la fine di ciò che c'era prima.
E da lì si aprono tante altre parentesi, ognuna con i suoi inizi e le sue conclusioni.
Il primo giorno alla scuola dell'infanzia di un figlio. E poi l'ultimo.
Tutti gli altri primi e ultimi giorni delle successive tappe scolastiche, fino a quando arriva il momento di salutare definitivamente quel mondo.
Ma non ci sono soltanto la scuola e il lavoro.
Ci sono anche le attività che entrano a far parte della nostra quotidianità: il nuoto, il tennis, un corso di chitarra o qualsiasi altra passione che, per un periodo, accompagna le nostre giornate.
E, insieme a ciascuna di queste esperienze, nascono piccole abitudini che finiscono per diventare familiari.
Le chiacchierate con gli altri genitori durante le lezioni di nuoto dei figli.
I giri a piedi nell'attesa che finisca il corso di chitarra, magari approfittandone per entrare in questo o quel negozietto.
La solita strada da percorrere ogni mattina e il solito bar in cui fermarsi a prendere cappuccino e brioche prima di entrare in ufficio. Due battute scambiate con la barista.
Gesti semplici, incontri casuali, luoghi che frequentiamo quasi senza pensarci e che, giorno dopo giorno, diventano parte delle nostre abitudini.
Poi, a un certo punto, qualcosa cambia.
Un figlio cresce e non ha più bisogno di essere accompagnato alle attività.
Cambiamo lavoro, casa, quartiere o semplicemente le nostre esigenze.
E quella routine che ci era così familiare, quasi senza che ce ne rendessimo conto, si interrompe.
Non ci sono più le stesse persone, gli stessi appuntamenti, gli stessi percorsi.
Anche le piccole cose che facevamo quasi automaticamente scompaiono dalle nostre giornate.
Magari non ci avevamo mai fatto caso mentre le vivevamo, ma, a distanza di tempo, scopriamo che ci sono rimaste dentro.
Tra i tanti luoghi che ho frequentato nelle diverse fasi della mia vita, ce n'è uno che mi è rimasto particolarmente nel cuore: la chiesa di San Cristoforo sul Naviglio, a Milano.
Ci passavamo davanti quando andavamo alle riunioni dei genitori nella scuola di mia figlia. Preferivamo percorrere a piedi un tratto del Naviglio, anziché prendere il tram, e quel tragitto era diventato una piacevole consuetudine.
Non mancavamo quasi mai di fermarci ed entrare per qualche minuto in questa chiesa così particolare e affascinante, sia per la sua storia che per la sua posizione.
Ogni volta che varcavamo la soglia, avevamo quasi la sensazione che il tempo si fermasse.
Gli affreschi, le statue di San Cristoforo, la musica sacra che si diffondeva nell'ambiente, la luce che filtrava attraverso le vetrate colorate: tutto contribuiva a creare un'atmosfera raccolta, capace di invitare alla meditazione.
Fuori c'era Milano, con il suo traffico, il rumore e il ritmo frenetico di una grande città.
Dentro, invece, sembrava di essere in un luogo lontano, dove ritrovare per qualche istante un po' di quiete.
Anche quella stagione della nostra vita è ormai alle spalle.
Le riunioni a scuola sono finite, gli impegni di allora hanno lasciato spazio ad altri e quel percorso lungo il Naviglio non fa più parte delle nostre giornate.
Eppure, quando penso a quel periodo, mi torna in mente anche quella chiesa.
Non soltanto per la sua bellezza, ma per tutto ciò che rappresentava in quel momento della mia vita. Un luogo in cui ci fermavamo anche solo per pochi minuti, sottraendoci per un attimo alla fretta, agli impegni e alle preoccupazioni.
Ci sono luoghi che finiscono per custodire una parte dei nostri ricordi, perché li abbiamo frequentati in momenti che, in qualche modo, ci hanno lasciato qualcosa.
San Cristoforo sul Naviglio è uno di questi.
E anche se oggi non fa più parte dei miei percorsi abituali, mi è rimasto il desiderio di tornarci.
Magari un giorno, senza avere una riunione a cui andare o un appuntamento da rispettare, potrò entrarvi semplicemente perché lo desidero.
E ritrovare, anche solo per qualche minuto, quella sensazione di quiete che ancora associo a quel luogo e a una stagione della mia vita che, pur essendosi conclusa, continua a vivere nei miei ricordi.
Sullo stesso filo...

Comments
Post a Comment