Quando un personaggio esce dal libro


Due sedie di legno rivolte l'una verso l'altra in un giardino illuminato dalla luce dorata del tramonto, con un gomitolo di spago color panna sull'erba e alberi sullo sfondo.


A volte un personaggio di un libro riesce a rimanerci così impresso da accompagnarci anche nella vita reale.

Nel libro Mie magnifiche maestre di Fabio Genovesi c'è un personaggio che mi è rimasto addosso più di altri: la mamma del protagonista.

Gli amici del figlio vanno spesso da lei quando hanno un problema che li tormenta e che, nella loro testa, sembra enorme. Lei, però, non si affretta mai a dare consigli.

Li invita semplicemente a raccontare tutto dall'inizio.

Mentre parlano, lei ascolta con un'attenzione rara. Ogni tanto li interrompe soltanto per scusarsi: dice di non aver capito bene e li invita a ricominciare da capo.

Così il racconto si allunga. I ragazzi ripercorrono gli eventi più volte, aggiungono particolari, cercano di spiegare meglio quello che è successo. Ma, proprio mentre provano a fare chiarezza nei loro pensieri, succede qualcosa: il problema comincia a perdere consistenza.

Quello che all'inizio sembrava un dramma assoluto si ridimensiona. Diventa evidente che molta della sofferenza nasce dall'importanza che attribuiamo alle opinioni, ai comportamenti o ai giudizi degli altri.

Lei continua ad ascoltare, senza contraddire e senza giudicare. Aspetta che sia l'interlocutore stesso ad arrivare vicino al nocciolo della questione.

Solo allora pronuncia quella che, nel libro, è una delle frasi più memorabili:

«Ma a te, che ca**o te ne frega?»

Detta così potrebbe sembrare una battuta volgare o liquidatoria. Invece arriva nel momento giusto. Dopo aver ricostruito tutta la vicenda, chi le sta parlando si rende conto che gran parte della sua preoccupazione riguarda qualcosa che, in fondo, non merita tutta l'energia che gli sta dedicando.

È questo che mi ha colpito di quel personaggio.

Non "risolve" i problemi degli altri e non si mette mai in cattedra. Li accompagna semplicemente fino al punto in cui riescono a guardare da soli la situazione da un'altra prospettiva.

È un modo di insegnare senza fare la predica.

Ecco, a volte mi piacerebbe incontrare davvero qualcuno così. Una persona con cui parlare quando tutto sembra troppo grande, e che invece di riempirti di consigli ti aiuti a capire, con poche domande, cosa conta davvero.

Ma forse è proprio questo il potere dei libri.

Ci sono personaggi che, una volta chiuso il romanzo, non restano tra quelle pagine. Escono dal libro e continuano ad accompagnarci.

Non so se Fabio Genovesi abbia davvero avuto una madre così, se si sia ispirato a una persona reale oppure se sia un personaggio nato interamente dalla sua immaginazione.

In fondo, non è questo il punto.

Quando un personaggio è scritto così bene, smette di appartenere soltanto alla storia. Diventa una presenza. Una voce che riaffiora nei momenti giusti.

Così, ogni tanto, quando mi accorgo che sto consumando energie dietro a qualcosa che non posso cambiare, mi sembra quasi di sentirla. E mi torna in mente la sua domanda:

«Ma a te, che ca**o te ne frega?»


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