Mi capita spesso di ripetermi questa frase: non si può spingere il vento con le mani. Rende bene una sensazione che conosco fin troppo: il tentativo, a volte ostinato, di incanalare le cose nella direzione che vorrei, e lo sconforto che provo quando non ci riesco. Forse dipende anche dal mio lavoro, che mi porta spesso a essere una fixer : una di quelle persone che trovano soluzioni, che aggiustano gli impicci, che cercano un modo per rimettere insieme i pezzi quando qualcosa si inceppa. Non nel senso materiale in cui lo faceva mio papà. Lui apparteneva a un’altra epoca, un tempo più analogico, in cui gli oggetti si riparavano. Era capace di rimettere in funzione quasi tutto: bastava osservarlo armeggiare con pazienza, come se ogni guasto custodisse una logica che, con abbastanza attenzione, si potesse capire e sciogliere. Era anche una necessità, allora. Le cose costavano, si tenevano, si aggiustavano. Oggi molto di ciò che si rompe viene sostituito. Costa meno comprare qua...
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