Il diritto di cambiare idea


Due abiti da donna appesi uno accanto all’altro: un abito moderno bordeaux e un vestito floreale dal gusto rétro, a confronto nella stessa stanza.

Tutti dovremmo avere il diritto di cambiare idea, senza che qualcuno ci rinfacci: «Prima però non eri così…».

Come se una volta che abbiamo espresso un'opinione, fatto una scelta o preso una posizione dovessimo rimanerci fedeli per sempre, per non essere accusati di incoerenza.

E invece cambiare idea fa parte della vita.

Possiamo cambiare idea su una persona. Magari per anni l'abbiamo idealizzata, l'abbiamo vista attraverso ciò che avremmo voluto che fosse, e poi, a un certo punto, abbiamo iniziato a vederla per come realmente è. Non è detto che sia cambiata lei. Forse siamo cambiati noi, oppure abbiamo semplicemente smesso di non voler vedere certe cose.

Possiamo cambiare idea su un progetto che abbiamo coltivato per anni e che, a un certo punto, ci accorgiamo di non desiderare più. Possiamo scoprire che quello che un tempo ci sembrava importante non lo è più, o che nel frattempo abbiamo preso una strada diversa.

Possiamo cambiare idea sulla musica che ascoltiamo. Ci sono sonorità che magari non avremmo mai immaginato di apprezzare e che invece, con il tempo, impariamo ad amare. E alcune semplicemente non esistevano quando eravamo più giovani.

Possiamo cambiare idea persino sul cibo. Un piatto che un tempo ci faceva impazzire può smettere di piacerci. Oppure possiamo scoprire, dopo anni, un sapore che prima non riuscivamo nemmeno a sopportare.

E possiamo cambiare idea anche su cose molto più grandi: sulla politica, sulla religione, sul modo in cui guardiamo il mondo.

Non significa necessariamente che prima fossimo stupidi, ingenui o dalla parte sbagliata.

Significa che nel frattempo abbiamo fatto esperienze, incontrato persone, letto, ascoltato, osservato. Abbiamo visto cose che prima non avevamo visto.

E, soprattutto, nel frattempo siamo cambiati noi.

Forse dovremmo sentirci più liberi di riconoscerlo, senza provare automaticamente vergogna o senso di colpa.

Non siamo obbligati a difendere ogni nostra opinione passata soltanto perché un giorno l'abbiamo espressa con convinzione.

E non dobbiamo nemmeno guardare con sufficienza la persona che eravamo allora.

Quella persona aveva le informazioni, le esperienze, le paure e i desideri che aveva in quel momento. Ha fatto le sue scelte con ciò che sapeva e sentiva allora.

Poi la vita è andata avanti.

Abbiamo aggiunto pezzi.

Abbiamo perso qualcosa.

Abbiamo scoperto qualcosa d'altro.

E magari ci siamo ritrovati a pensare diversamente.

Certo, esiste anche l'incoerenza. Cambiare idea continuamente senza mai interrogarsi davvero non è necessariamente un segno di crescita.

Ma cambiare idea perché qualcosa dentro o intorno a noi è cambiato non è incoerenza: è evoluzione.

Dovremmo poter dire «Una volta la pensavo così» senza dover aggiungere una giustificazione.

E forse dovremmo imparare a guardare con un po' più di benevolenza le nostre idee di ieri.

Eravamo noi anche allora.

Semplicemente, non eravamo ancora quelli che siamo diventati.


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