Anche quando non ce la facciamo


Una persona seduta sul bordo del letto, immersa nella luce morbida del mattino, si prepara ad affrontare la giornata in un momento di quieta riflessione.

Viviamo in una società che sembra misurare ogni cosa in base alla prestazione.

A scuola, nonostante si sappia bene che i voti non definiscono il valore di un ragazzo, continuano a essere uno dei principali strumenti con cui si valutano i suoi risultati.

Al lavoro ci sono obiettivi da raggiungere, traguardi da superare e competenze da dimostrare. Spesso si ha la sensazione di dover confermare continuamente di essere all'altezza del proprio ruolo, di saper affrontare ogni situazione e di meritare la fiducia degli altri.

Anche nella vita privata, non è raro che il valore di una persona venga associato a ciò che possiede e che può permettersi: una bella casa, un'auto, vestiti costosi, uno stile di vita che, almeno in apparenza, racconta il successo raggiunto.

In modi diversi, finiamo così per abituarci all'idea che il nostro valore sia qualcosa da dimostrare, attraverso ciò che facciamo, i risultati che otteniamo e l'immagine che riusciamo a dare di noi.

Finché le cose procedono più o meno come previsto, può anche sembrare un sistema rassicurante. Abbiamo dei riferimenti, sappiamo cosa ci si aspetta da noi e, almeno in parte, riusciamo a capire se stiamo andando nella direzione giusta.

Poi, però, può succedere qualcosa che cambia improvvisamente le carte in tavola.

Un problema di salute, una perdita, una difficoltà familiare, un cambiamento lavorativo o qualsiasi altro evento capace di sconvolgere gli equilibri su cui avevamo costruito la nostra quotidianità.

E, a quel punto, molte delle certezze a cui eravamo abituati possono cominciare a vacillare.

Le capacità che ci hanno sempre permesso di cavarcela sembrano non bastare più. Gli obiettivi che prima ci apparivano importanti passano in secondo piano e anche le cose che un tempo ci facevano sentire sicuri possono perdere significato.

Ci ritroviamo a non sapere bene cosa fare, quale strada prendere o semplicemente da dove cominciare.

È una condizione che può farci sentire profondamente disorientati. Non soltanto per quello che sta accadendo, ma anche perché, in qualche modo, cambia l'idea che abbiamo di noi stessi.

Quando siamo abituati a essere quelli che trovano una soluzione, che sanno reagire, che riescono a tenere insieme le cose, trovarci in una situazione che non sappiamo gestire può mettere in discussione un'immagine di noi che abbiamo costruito nel tempo.

E può fare paura sentirsi così, soprattutto quando si è passata una vita a cercare di dimostrare, agli altri e a se stessi, di essere sempre capaci, preparati e all'altezza.

In quei momenti, può capitare persino di preoccuparsi di come appariamo agli occhi degli altri. Di temere che la nostra fragilità venga scambiata per incapacità, che le nostre incertezze ci facciano sembrare meno validi o che il fatto di non riuscire a reagire come un tempo possa cambiare il giudizio che gli altri hanno di noi.

Eppure, quando la vita ci mette davanti a qualcosa che non possiamo controllare, non sempre abbiamo le risorse per affrontarlo nel modo in cui vorremmo.

Possiamo sentirci fragili, perdere la fiducia nelle nostre capacità, avere bisogno di tempo o anche solo attraversare giornate in cui non riusciamo a vedere una via d'uscita.

E non è detto che tutto questo abbia a che fare con il nostro valore, con quello che siamo o con ciò che siamo stati capaci di fare fino a quel momento.

Forse una delle cose più difficili da accettare è proprio questa: non essere sempre all'altezza di ciò che ci viene richiesto, o di ciò che noi stessi ci aspettiamo da noi, non significa valere meno.

Non siamo soltanto i risultati che raggiungiamo, il lavoro che svolgiamo, le responsabilità che sappiamo assumerci o l'immagine di solidità che mostriamo agli altri.

Siamo anche le nostre incertezze, i momenti in cui ci sentiamo smarriti, le volte in cui abbiamo bisogno di fermarci e quelle in cui non sappiamo proprio come andare avanti.

E forse non è necessario riuscire subito a rimettere tutto a posto, né trovare una risposta a ogni domanda.

Ci sono situazioni in cui possiamo soltanto prendere atto di quello che stiamo vivendo, senza sapere ancora come affrontarlo. Senza avere un piano, senza riuscire a prevedere cosa succederà e senza poter garantire a noi stessi che tutto andrà come speriamo.

Forse, in quei momenti, possiamo concederci di non dover dimostrare niente.

Non perché ciò che facciamo o il modo in cui affrontiamo le difficoltà non contino, ma perché il nostro valore non dovrebbe dipendere dalla capacità di avere sempre tutto sotto controllo.

Ci sono momenti in cui non riusciamo a essere quelli di sempre. E magari non sappiamo ancora chi diventeremo dopo quello che è successo.

Possiamo semplicemente essere persone che stanno attraversando un periodo difficile, con tutto il disorientamento e la fatica che questo comporta.

Senza dover trasformare ogni difficoltà in una prova da superare, ogni incertezza in qualcosa da nascondere e ogni fragilità in un difetto da correggere.

Perché la vita non procede sempre secondo i nostri programmi e non ci mette continuamente nelle condizioni di dimostrare quanto valiamo.

E anche quando ci sentiamo persi, quando non abbiamo risposte e non sappiamo quale sarà il prossimo passo, restiamo persone con lo stesso valore di prima, anche se in quel momento facciamo fatica a riconoscerlo.

E va bene così.


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